Au contraire

A tutti capitano i giorni storti. Giorni in cui tutto sembra andare al contrario. Il problema è quando ogni giorno è così, e per il nostro paese sembra proprio una condanna a vita. Se penso agli eventi degli ultimissimi giorni, sono leggermente basito.

  1. L’Italia cresce dello 0,2%, più della Francia: invece di rallegrarsene, i politici attaccano il governo. Che poi è come se una donna s’incazzasse col marito impotente perché ha avuto la sua prima erezione dopo anni. Hai voglia a rialzarlo un’altra volta.
  2. La donna che ha riempito di acido il suo ex ha partorito e le viene subito levato il bimbo. Gl’italiani scandalizzati, “povero bimbo“. Certo, non sia mai le rimanesse qualche dose di acido da usare sul neonato. Che spreco!
  3. La Chiesa è per accogliere quei disgraziati degl’immigrati: i politici indignati “libera Chiesa in libero Stato!”. La Chiesa è contro l’amore omosessuale: i politici l’appoggiano “Ha ragione la Chiesa!”. Ricapitolando, la logica è: se si tratta di accogliere immigrati, la Chiesta è una merda, ma se si tratta di amore non eterosessuale, la Chiesa ha ragione.

Queste sono solo tre notizie, che ci fanno capire come tutto in questo paese funzioni al contrario. Tutto. La gente s’indigna per le cose sbagliate, si focalizza più sulla divisione che sull’unità, e si cerca lo scontro ideologico pure alla fila del fast food. Siamo tra i paesi con maggiori cellulari pro-capite. C’è chi pensa: siamo italiani, ci piace comunicare. Io ho un dubbio: i telefonini hanno così successo, perché ci chiudono in un’isola tutta nostra. Dove l’altro non rompe le balle, basta mettere in modalità aereo.

Ed è proprio così che ormai ci muoviamo come nazione, in costante modalità aereo.

Peccato che così non ci stiamo rendendo conto dello schianto.

Gli hanno messo le ali

Non parliamo della Red Bull, ma del nostro caro Primo Ministro, il quale in questi giorni gongola come pochi nel Pianeta Terra. E non perché inanella un successo politico dopo l’altro (cambia la Costituzione con la mano destra, con la sinistra la Scuola e con il piede la RAI). Semplicemente, perché tutti gli altri partiti ce la stanno mettendo TUTTA, perché prenda il 60% alle prossime elezioni.

Ai lati della corte fiorentina ci sono tre ali estreme: La Lega lepenista-salviniana, i Cinque Stelle estremisti confusi e ora si aggiunge anche Landini, il vetero-comunista (nel senso veterinario). Ricapitoliamo gli ultimi eventi, che si susseguono ormai al ritmo trash-narrativo di un film di Vanzina. E peggiorerà mano a mano che ci si avvicina al momento del box office, le regionali 2015.

Nella Lega si è consumato il divorzio tra Salvini e il moderato Tosi. Non c’era più spazio per un democristiano nel partito-fotocopia del Front Nationale. Salvini, ormai caudillo dell’ampolla del Po, doveva disfarsene. Ed ha atteso la prima ghiotta occasione, la scelta dei candidati alle regionali, per attuare il suo piano polli-tico. Tosi ha abboccato, condannadosi al nulla cosmico come un qualsiasi Fini o Alfano.

Nel Movimento Cinque Stelle esiste una sola cosa chiara: non si capisce una mazza. Un giorno dichiarano che la Germania è nazista, un altro che dobbiamo dialogare con l’ISIS, l’altro che la Riforma della Scuola favorisce la moglie di Renzi. Ed ecco il peggior difetto di questo movimento: ti fanno muovere le palle. Di tutte le accuse che si potevano muovere a questa riforma, loro scelgono la meno rilevante. Dimostrano l’intelligenza politica di una ragade. Non fanno politica, ma solo tweet acchiappa-like.

L’altro problema dei M5S è che non è nè carne nè pesce. E così, si è inserito in questo vuoto a sinistra il mitico Maurizio Landini. Ormai eccitato dall’odore di Tsipras e di Podemos, ha sentito la necessità di creare un “movimento sociale” che aggreghi chi non ci sta con questo governo. E considerando che ci sono già due partiti ad occuparsene, direi che si spartiscono un bella fetta del nulla cosmico di cui sopra. Mossa argutissima e aritmeticamente sensata. Complimenti.

Neanche menziono Forza Italia, che nel Veneto si allea con Tosi, ma sul nazionale rincorre Salvini. Ormai è allo sbando. La recente assoluzione di Berlusconi dal processo Ruby li ha rincoglioniti. Si parla di una discesa in campo di Silvio, la terza o quarta, ormai ho perso il conto. Ed ormai ci siamo arresi a quest’uomo, che in campo scenderà pure con la sedia a rotelle, semmai dovesse finirci sopra. E fatelo scendere, dategli questa soddisfazione.

Ditemi voi come non può godere Renzi di quello che gli succede attorno. Io sarei in estasi di Santa Teresa perenne se fossi in lui. Ed anche se fa qualche cazzata, passa totalmente in secondo piano di fronte alla piccolezza di questi politici all’amatriciana. Non è buono che non ci sia un’opposizione al Governo. Ci fa somigliare sempre più ad una Repubblica delle Banane.

E sapete dove e a chi le inseriranno se non torniamo alla normalità.

Gioventù bruciata

Poco tempo fa scrivevo di un sabato italiano bellissimo. All’insediamento della Presidente della Camera, Boldrini, abbiamo assistito ad un discorso di altissima caratura politica. Grazie alla scelta vincente del Pd. E di fronte il Parlamento più giovane e rinnovato d’Europa. Dopo due mesi di masturbazioni politiche, tribolazioni correntizie, streaming demenziali, e defecazioni inciuciste, possiamo affermare che tale discorso è stato affossato nel più fragoroso oblio.

Tutto ció ci conduce e spiega il sabato di due mesi dopo, ieri 11 maggio 2013, un disastro antropologico, prima ancora che politico. Il PD elegge il suo (auto)reggente, l’ex leader CGIL Epifani, è il primo sindacalista alla guida di un partito di sinistra. Perché la priorità deve essere il lavoro. Come se a scrivere un libro per bambini chiamassi un pedofilo. Della materia ne capisce, ma non proprio dal punto di vista giusto.

Da un partito in cerca di padrone, ad uno che invece lo ha e come. Ecco il Pdl e i suoi ministri riuniti a Brescia. Tutti impegnati a leccare il culo del loro boss, con litri e litri di saliva anti-magistratura. E via col solito teatrino del golpe, dell’Imu e delle cene eleganti. Applausi, contestazioni, 30% alle elezioni. Un’equazione ormai funerariamente conosciuta. Poco importa lo scontro istituzionale, la distruzione costituzionale e la bassezza esistenziale.

Infine, la Lega che attacca il ministro Kyenge perché un nero andava in giro a picconare milanesi a passeggio. Una versione demente del battito d’ala che genera un tifone in Alabama. Qui la teoria del caos non c’entra nulla. Il nesso logico tra i due eventi è spiegabile solo con l’assenza di neuroni nelle cavitá craniche dei leghisti.

(Ieri nessuna minchiata dal M5S, ma solo perché Crimi dormiva, e gli altri si scannavano per la diaria).

Cosi rimango col dubbio: serviva ringiovanire cosi tanto il Parlamento per avere le stesse identiche scene di quello più vecchio? E il terrore mi assale: almeno i vecchi morivano presto, ma questi giovani per quanto tempo ce li dovremo tenere?

Dalla Repubblica delle Banane all’Oligarchia del Pero

Lo scrivevo due giorni fa su Twitter: “La Lega finirà in un Belsito: la galera”.

Mai avrei immaginato che a pagare il conto sarebbe stato Boss Umberto. Con le sue dimissioni alla velocità della foce (del Po) ha stabilito un nuovo record – oltre a quelli olimpionici nella disciplina “rutti e dito medio in pubblico”. Onore alle armi: magari altri segretari di partito facessero passi indietro alle prime intercettazioni. Bossi ha dimostrato di avercelo davvero duro: apprezziamo.

Detto ció, fa ridere che il fondatore del Roma Ladrona pensiero, sia finito come Barabba. Affogando nei conti segreti di personaggi mitologici: figli somari-trote, mogli insegnanti-cartomanti, di cerchi magici-fradici, etc etc. Una versione trash-celtica dei nani e delle ballerine socialiste.

Tutti si affrettano a dire che cosi è finita la Seconda Repubblica. Stronzate giornalistiche: non era mai iniziata. Passare da corruzione per finanziare partiti, a quella per finanziare il diploma del trota sancisce solo il passaggio da una Repubblica delle Banane ad un’Oligarchia del Pero.

Pero, dal quale tutti sembrano cadere quando li si sgama con le mani in pasta. Scajola non sapeva della sua casa, Rutelli non sapeva di Lusi, e cosi via. L’insaputismo fa ancor più spavento della responsabilità diretta. Se questi non si accorgono di cosa gli accade attorno, come pretendono di governare il paese (cosa che peraltro mai hanno fatto).

Tutti si meravigliano che Monti abbia un consenso plebiscitario nonostante le stangate. Anche qui il pero regna sovrano. Gl’italiani preferiscono uno che li sta massacrando di tasse a degli inetti incapaci di intendere e di volere. Se mi devo far inculare, almeno vado da un professionista, un tecnico appunto.

Non sono anti-politco, sono anti-politici. Servono riforme radicali dei partiti; ma nessuna legge servirà se non cambieranno le teste. In tutti sensi. Si rinnovino le segreterie, i dirigenti, ma soprattutto le mentalità parassitarie che animano i partiti dell’Oligarchia del Pero. Lo si faccia subito, perché un popolo che odia i partiti inizia a farsi giustizia da solo.

E allora, sono cazzi amari per tutti.

Derattizziamo la Democrazia

Che un bimbaminkia finga di esser stata stuprata da un rom, per poi scatenare incendi nel campo nomadi, per poi smentire e chiedere scusa sembra la scena madre di CentoVetrine. Eppure, e’ successo a Torino, una citta’ del Nord, che dovrebbe essere l’avanguardia del Paese. Cazzate.

La povera cerebrolesa non voleva ammettere di aver perso la verginita’ (con un rom, pensa te!). Cosi ha inventato la storia dello stupro con amici e parenti. Che le hanno subito creduto, organizzando una fiaccolata di protesta. Nessuno ha mai pensato che alla ragazzina piacesse davvero il cazzo dell’immigrato, che avesse snobbato i fighetti torinesi con impotenza precoce da benessere inoculato endovena. Eppure, cosi e’ stato.

Nella vicenda la parte più grottesca e’ la facilita’ con cui si crede ad una demente, passando subito all’azione punitiva contro una comunita’ straniera. Processi sommari, leggi marziali, Lega Nord, Celodurismo e Uomini&Donne: questa e’ la melma protoculturale in cui sguazza il profondo nord post-industriale. Che scopre la crisi, perde la sua presunta supremazia, e si trasforma in tribu’ celtica senza arte ne’ parte.

Non sono più sorpreso da queste digressioni neoprimitive. Vent’anni di berluscobossismo non si cancellano con un governo tecnico. Servono almeno altri vent’anni di purificazione, di derattizzazione della democrazia. E dio sa quante ratti, o zoccole, la infestino ancora.

Vive l’Italie!

La Casta ci castra, ed incastra

L’unica manovra che questo Governo riesca a varare e’ la RETROMARCIA. Inseriscono la legge ad Fininvest, e la ritirano. Intervengono in Libia, ma vogliono ritirarsi. Fanno il nucleare, e poi ritrattano. Ci provano con la legge bavaglio, ma la stoppano.

Questa debolezza si rivela proprio mentre le agenzie di rating sono assetate di sangue, e non vedono l’ora di declassare il nostro debito pubblico a titolo spazzatura. Come se non ne avessimo gia’ abbastanza in giro (a Napoli si, ma parliamo del Parlamento?).

Il governo del fare ormai fa solo figure di M. Persino i governi Prodi sembrano decisionisti a confronto. Ma non facciamoci illusioni sull’opposizione. Il PD si e’ astenuto sulla proposta IDV per l’abolizione delle province. Che in fondo sono le loro aziende, non essendo in grado di fare null’altro che occupare poltrone.

La Casta ci castra, e c’incastra. Ci toglie l’aria, e pensa solo ed esclusivamente alla sua autoconservazione. Come qualsiasi altro batterio. Ricordiamolo alle prossime elezioni.

Grillo, mi fai schifo

Il mio disprezzo per Grillo risale agli albori del suo blog. Più volte ho criticato su queste pagine la sua “pratica anti-politica”, più volte ho rilevato una sua incredibile somiglianza a Berlusconi. Ma da ieri, non provo più disprezzo, ma reale schifo.

Ha fatto carriera il signor Grillo. Da anti-politico, ha fondato un vero e proprio partito verticistico e personale. Lo chiamano “Movimento”, ma non dichiarano verso dove si muova. Forse perche’ e’ evidente: dove vuole il suo padrone.

Ieri ha qualificato come “eroi” i blackblock che ammazzavano di botte dei ragazzi che prendono 1200 euro al mese per difendere lo Stato. Ma ha fatto anche di peggio.

Ha offuscato il movimento (questo si, vero) NoTav con il suo egocentrismo ed il suo calcolo politico. Una manovra impareggiabile di populismo e peronismo in salsa genovese. La protesta e’ il sale della democrazia. Anche quando e’ aspra, gli da vitalita’. Ma mai e poi mai invoca la violenza, che e’ sempre criminale.

E Grillo e’ questo: un criminale di bassa…Lega. Che manco più somiglia al primo Berlusconi, ma al Bossi di 20 anni fa. Si alleassero i due. E si lavassero il culo con la stessa bandiera. Tanto la merda, quando proviene dallo stesso animale, ha lo stesso fetore.

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