La Primavera Italiana

Il vento del Nord e’ cambiato. O forse, e’ un vento del Sud, dall’Africa, dal mondo arabo. I giovani, Internet, e il cambiamento hanno travolto anche il nostro Vecchio, che non potra’ più coprire i segni della disfatta col Cerone.

Il Ventennio fascio-catodico e’ terminato, anche se faranno di tutto pur di tenerlo in vita con idratazione forzata. Perde il Vecchio, ma perdono anche le sue stampelle, il PDL ed il PD. Sarebbe da miopi attestare la vittoria al centrosinistra, o anche all’anti-politica di Grillo.

Ieri hanno perso i politici (tutti), ed ha vinto la Politica con la P maiuscola, la Polis, le ragioni del bene comune, della civilta’, della grinta moderata, dell’apertura al mondo. E’ finita la rappresentazione grottesca di una nazione impaurita da zingari, gay e terroristi.

Una campagna elettorale iniziata con lo slogan “For da i ball” finisce con un popolo che le palle le ha cacciate fuori. La battaglia e’ vinta, ma la guerra non ancora. Concentriamoci sui referendum del 12 e 13 giugno. Nucleare, acqua, legalita’: non possiamo tirarci indietro.

E subito dopo, si indicano le primarie, che dovranno incoronare il portavoce del Movimento. I partiti siano al suo servizio. Mai più leader carismatici, mai più miracoli o leggi straordinarie.

Che questo vento gentile e non-violento spazzi via l’Inverno del Potere.

E’ l’ora della Primavera Italiana!

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Febbragosto

“L’impegno per la libertà religiosa dev’essere incrollabile […] è legato all’essenza stessa di ciò che siamo”.

Questo il succo del Discorso della Montagna di quel Cristo moderno, che è Obama. Segna una pietra miliare per la civiltà, che non sarà eguagliata facilmente per altri anni, se non secoli. L’ultimo fu proprio il presidente Jefferson a sancire questo straordinario principio con il Virginia Act del 1777. Ma prima di lui, fu la Regina Elisabetta I d’Inghilterra la prima sovrana al mondo ad occuparsi di religione in senso moderno, con l’Act of Uniformity del 1558. Obama si iscrive a pieno a questa lunga tradizione di libertà di coscienza, a totale predominio anglofono (non fu l’inglese Hume a contestare anche la stessa fede scientifica con la Critica al principio di causalità?).

Tutto è opinable, tranne una cosa: la libertà di crederci. Ma non solo. E’ l’orgoglio di distinguere il proprio Paese dal resto mondo a spingere questi grandi personaggi ad una resa dei conti con la paura delle paura, quello del diverso da noi. Un atto di coraggio, misto ad orgoglio nazionale, creano un cocktail esplosivo di modernità assoluta. Lo Stato come distributore incondizionato di diritti e doveri, e non dispensatore di odio e prevaricazioni.

Nell’Italia di oggi, invece, lo Stato è diventato semplice elargitore di prebende e omaggi in mano ai potenti. Memorabile il Discorso della Pagnotta di Bossi: “La legge sul legittimo impedimento gliela dobbiamo a Berlusconi”. Anche questa dichiarazione rimarrà insuperata nei secoli, ne siamo sicuri. E sulla libertà di culto, il governo attuale non è da meno. Frattini, ministro degli Esteri: “Nessuno può toglierci il diritto di esporre il crocifisso. Ci rivolgiamo all’ONU per sancire il diritto fondamentale di credere”.

Neanche Feurbach (che disse: “Non è Dio ad aver creato l’uomo, ma l’uomo ad aver creato Dio”) riuscì in un capovolgimento logico tanto ardito. La libertà di culto non è più garantire che tutti esprimano le proprie credenze, ma è sincerarsi che tutti esprimano la stessa. Libertà di culto, o meglio, di UN SOLO culto (d’altro canto, anche la spartizione dell’8xmille segue le stesse logiche dello Stato-distributore automatico, di cui sopra).

Gesù andava contro i farisei, ma Frattini gli si sarebbe messo a novanta. Eppure, se lo stesso Gesù si fosse candidato oggi, nessuno lo avrebbe votato. A meno che, al posto dei 13 apostoli, si fosse circondato di 13 mignotte ed avesse eletto Maria Maddalena ministro delle Pari Opportunità. Ma questa è un’altra storia.

Buon Ferragosto!

Di (mal)sana Costituzione

Ieri l’ennesimo aborto in Italia, ma questo aveva dell’eccezionale: a morire e’ stata la Costituzione e non un bambino. A provocarne il decesso dopo pochi anni, e’ stato Napolitano che ha promulgato la legge per il legittimo IMPUNIMENTO a favore della premiata ditta Berlusconi&co.

Certo, un’altra Italia protesta per un altro aborto, il primo effettuato a regime con la Ru486 in Puglia. Anche loro lottano per ammazzare un altro articolo della Costituzione, sulla liberta’ di cura garantita universalmente a chi calpesti il suolo nazionale.

Ah, la magia degli aborti! “E ora avanti con le riforme condivise!” ha detto ieri il Premier, che il giorno prima affermava l’esatto contrario. Non avendo più pensieri, ci fara’ l’onore di dedicarsi anche a questo simpatico trastullo che e’ il Paese?

Anche perche’ vai a dirlo ai lavoratori della Bialetti (che ieri ha lasciato l’Italia dopo 50 anni per andare a produrre all’estero) che la priorita’ del paese sono le intercettazioni. Oppure, ai tecnici dell’Isola dei Famosi, che sono costretti a pisciare in 10 nello stesso cesso e ad avere 2 bibite al giorno lavorando al caldo tropicale del Nicaragua.

Ma non ci sorprendiamo: questa e’ l’Italia, bellezza! Il Paese che non vuole abortire bambini, ma che non vede l’ora di abortire qualsiasi altra cosa, dignita’ umana compresa. E allora, tanti auguri Presidente Napolitano, da oggi lei puo’ anche ritirarsi in pensione.

La vera forma della Riforma

Lodo Alfano? Processo breve? Legittimo impedimento?

“L’utente da lei RICERCATO al momento è al Governo, la preghiamo di CONDANNARLO più tardi,

grazie”.

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