Io sto con Letta

Io sto con Letta. Perché lui non ha chiesto di fare il Presidente del Consiglio. Perché ha avuto i nervi saldi a stare al governo con i pretoriani del Nano. Perché ha sempre avuto in mente il bene dell’Italia (e non la poltrona). Perché è competente, giovane, e rimane l’unico a poter governare il Paese.

Non voglio addentrarmi nello scenario del PD, congressi vari e primarie (Renzi, stai calmino che non è il momento di fare la primadonna). Ora come ora, bisogna solo andare avanti con questo Governo, portare a casa l’abbassamento del cuneo fiscale, la legge di stabilità, una nuova legge elettorale, e magari una riforma istituzionale serie che abolisca il bicameralismo perfetto. Questo Paese ne ha bisogno come l’aria. Non ci sono storie.

Stasera Letta andrà da Fazio. E Martedì chiederà la fiducia al Parlamento. E io sarò a tifare per lui. Per il Paese.

A fanculo fascisti grillini e berlusconiani.

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Aspettando il becchino

Non scrivo da tempo, la vita reale (traslochi, battesimi, matrimoni) ha preso il sopravvento sull’iper uranio politico in queste ultime settimane. Ma adesso torniamo a spalare un po di merda parlamentare, che mi mancava tanto.

Tanta carne al fuoco, ma cerco di riassumere in pochissime righe. Il Pdl, ormai ridotto a zoo tra pitonesse, falchi e colombe, si strazia per le sorti del leader Maximo a fronte della prossima sentenza della Cassazione. Il Pd si straccia le vesti per un Renzi che ormai incontra la Merkel tra una sagra del porcino e della salsiccia, e per un Letta fin troppo andreottizzato per “stato di necessitá”. M5S, non pervenuto, i suoi parlamentari sono affondati tra gli scontrini. Il Governo naviga in un mare di merda, perché ha svenduto al dittatore kazako – amico di Silvio – la famiglia del suo maggiore oppositore.

Diciamocelo: questa é la Saga del deja-vù, non uno scenario politico di un paese occidentale. Guai giudiziari di B, il Pd diviso, figure barbine a livello internazionale. Cambiano i protagonisti, ma non il copione. Tutto ció, oltre ad essere poco dignitoso, è davvero diventato noioso. In questo Paese non succede mai un cazzo. Pure Grillo che urla isterico si è impaludato in commissioni e rivoli parlamentari. Pare che in questo paese ci si finga tutti Masaniello, ma alla prima busta paga da parlamentare, scatta l’atavica molla del “chi m’o fa fà?”.

Eppure le chiavi della ribellione popolare ci sono tutte. Miseria, disoccupazione, diseguaglianze, ingiustizie ad ogni angolo. Siamo cosi catodicamente rincoglioniti da non volerci alzare dal divano per ribellarci a tutto questo? Non ci posso, né voglio credere. Penso sia più un senso di stanca saggezza. Le abbiamo viste tutte, sappiamo giá tutto, inutile sforzarsi per cambiare.

In altre parole, siamo morti. Stiamo solo aspettando il becchino giusto che finisca il lavoro.

Amen.

Gioventù bruciata

Poco tempo fa scrivevo di un sabato italiano bellissimo. All’insediamento della Presidente della Camera, Boldrini, abbiamo assistito ad un discorso di altissima caratura politica. Grazie alla scelta vincente del Pd. E di fronte il Parlamento più giovane e rinnovato d’Europa. Dopo due mesi di masturbazioni politiche, tribolazioni correntizie, streaming demenziali, e defecazioni inciuciste, possiamo affermare che tale discorso è stato affossato nel più fragoroso oblio.

Tutto ció ci conduce e spiega il sabato di due mesi dopo, ieri 11 maggio 2013, un disastro antropologico, prima ancora che politico. Il PD elegge il suo (auto)reggente, l’ex leader CGIL Epifani, è il primo sindacalista alla guida di un partito di sinistra. Perché la priorità deve essere il lavoro. Come se a scrivere un libro per bambini chiamassi un pedofilo. Della materia ne capisce, ma non proprio dal punto di vista giusto.

Da un partito in cerca di padrone, ad uno che invece lo ha e come. Ecco il Pdl e i suoi ministri riuniti a Brescia. Tutti impegnati a leccare il culo del loro boss, con litri e litri di saliva anti-magistratura. E via col solito teatrino del golpe, dell’Imu e delle cene eleganti. Applausi, contestazioni, 30% alle elezioni. Un’equazione ormai funerariamente conosciuta. Poco importa lo scontro istituzionale, la distruzione costituzionale e la bassezza esistenziale.

Infine, la Lega che attacca il ministro Kyenge perché un nero andava in giro a picconare milanesi a passeggio. Una versione demente del battito d’ala che genera un tifone in Alabama. Qui la teoria del caos non c’entra nulla. Il nesso logico tra i due eventi è spiegabile solo con l’assenza di neuroni nelle cavitá craniche dei leghisti.

(Ieri nessuna minchiata dal M5S, ma solo perché Crimi dormiva, e gli altri si scannavano per la diaria).

Cosi rimango col dubbio: serviva ringiovanire cosi tanto il Parlamento per avere le stesse identiche scene di quello più vecchio? E il terrore mi assale: almeno i vecchi morivano presto, ma questi giovani per quanto tempo ce li dovremo tenere?

Partito Drammatico

Può essere che fra 3 mesi io sia contrario a questo governo. Può essere. Ma non posso esserlo a priori, come tutti i disfattisti e sfascisti italiani. Fortunatamente, come me la pensano il 57% degl’italiani*, ed è un risultato di non poco conto considerando le tensioni politiche che ne hanno caratterizzato l’avvio. C’è chi oggi polemizza su La Repubblica che “il vero padrone è il Cavaliere“, considerando la polemica sull’abolizione sull’IMU come un indizio di quello che verrà in futuro.

Ma lasciatemi dire una po’ di cose ai miei amici di sinistra.

1) Non si tratta di un Berlusconi che – giustamente – fa pressioni per la sua parte politica, ma di un Partito Democratico che in questo momento non ha una controparte al Cavaliere. Non spostiamo le colpe verso il nemico politico, perché tutti hanno le proprie responsabilità questa volta.

2) Non vale neanche la teoria dietrologista che Berlusconi sia in rialzo nei sondaggi proprio grazie a questo accordo, perché torniamo al punto precedente: perché in questo momento un elettore dovrebbe votare il PD? Facciamo i seri, per favore.

3) Il rischio di esser confuso con il PDL è un’altra baggianata che circola nei corridoi. Letta ha ragione: solo chi non è sicuro della propria identità ha paura a mescolarsi. Quando ad un eterosessuale chiedi se avrebbe mai un rapporto omosessuale, la categoria si divide in due segmenti di mercato: a. “Non esiste proprio, mi fa schifo”; b. “Tutto può succedere nella vita”. Il segmento A è una cripto-checca repressa, mentre il segmento B è un eterosessuale convinto. Cerchiamo di appartenere alla categoria B noi del PD.

Premesso questo, è una situazione difficilissima. In questi giorni ho visto diversi talk show: non ce n’è stato uno senza il solito teatrino-scontro tra PD e PDL. I due partiti sono diversissimi, e per vent’anni si sono definiti per negazione all’altro. Però diamo un’apertura di credito a questo Governo. Nessuno ci obbliga a farlo, abbiamo solo da guadagnarci (tanto ormai abbiamo perso tutto).

Noi di sinistra non macchiamoci dell’ennesima colpa: restare immobili in questi mesi. E’ evidente che finché il PD non ricomponga le sue fila, dandosi un leader forte abbastanza da tenerlo unito, sarà colpevole di un governo sbilanciato.

Diamoci da fare. E basta con gli psicodrammi e le lagne (lasciamole ai grilini, please).

*fonte: Ipsos, Sondaggio per Ballarò – 30 aprile 2013 – Domanda: lei ha fiducia nel nuovo Governo Letta? http://www.sondaggipoliticoelettorali.it

diLETTAnti

Vorrei esser contento dell’incarico a Letta. Ma noi della base PD odiamo profondamente questo inciucio, la nostra gente non lo comprende. Mille riunioni, mille proteste, e abbiamo fatto vincere la linea Berlusconi. Non mascheriamoci dietro la parola “responsabilità”, questa si chiama “mancanza di palle”.

Lo chiamano “rinnovamento”, perché Enrico Letta, dall’alto dei suoi 47 anni, è considerato una “Giovane Promessa”. Ora, io non ho mai sopportato le polemiche politico-anagrafiche, ma manco le licenze poetiche. A 47 anni non sei più giovane, manco più una promessa. E non basta manco che abbia accettato lo streaming M5S durante le consultazioni. Anche perché questi grillini lo streaming lo mettono solo quando gli conviene – si tratta solo di spot politici via web. Tutto questo mi sa di un vecchio incredibile. Infatti, già sento parlare di “Convenzione bipartisan per le riforme“. Ho i brividi. Il dejavù della Bicamerale – funesto rito funerario-costituzionale celebrato da D’Alema e Berlusconi nel 1997 – mi fa scoppiare sfoghi ed eritemi sulla pelle.

Detto ciò, quando vedo nei servizi tv la gente inseguire e offendere i politici – sbraitando come cani rabbiosi, sono schifato.  Questa gente andrebbe chiusa in carcere, buttando la chiave nelle fogne. Chi alimenta queste folle di ignoranti ha una colpa storica innegabile. Lucrare sulla disperazione porta sempre verso la distruzione. Anche io sono esasperato da questa Seconda Repubblica in assetto da propaganda permanente, ma non si risolve nulla reagendo come bestie in calore. Bisogna dialogare e protestare pacificamente. Non si vince con la violenza, ma con l’insistenza; non con la rabbia, ma con la costanza.

Abituarsi a pensare che si ottiene ciò che si vuole in un click fa molto dieta “7 kg in 7 giorni”. Una truffa intellettuale incredibile, oltre che ingenua e dilettantistica. Gli americani dicono “what easy comes, easy goes”. I fan della politica-mouse se lo ricordino, perché dietro la parola “rivoluzione” spesso si nasconde la parola “degenerazione”.

Salut a tous!

Same shit, different day?

Quanto emerge dalle indagini sulla P4 e sulla figura FUCK-totum di Bisignani e’ grottesco, prim’ancora che rilevante penalmente. Siano benedette le intercettazioni!

Veniamo a sapere che l’ex dg Rai Masi scondizolava ogni giorno da Bisignani per una sua approvazione telefonica (“Gigi, oggi sono andato bene? Che dici?”). Che per la Prestigiacomo “Silvio non e’ intelligente”. Che Feltri “appena Silvio schioda, mi candido io”. Che per Briatore, l’amica Danielina Santanche’ (con la quale si era sfogato giorni fa in merito al puttanaio di B), e’ una che “non ci posso credere l’abbiano messa li (sottosegretario)…ti ricordi quando prendeva lezioni di storia?”. Oppure che la Brambilla e’ considerata “una stronza, un mostro, una mignotta come poche”. Nonostante ne gravitino tante attorno al premier, e di ben longeva professionalita’!

Un quadro desolante dell’establishment al potere, una Wikileaks de noiantri che farebbe ridere se non facesse piangere. Un establishment che incula la nazione, e che per giunta cerca d’incularsi a vicenda. Un film porno-splatter di categoria B.

Ma la tripletta elettorale appena passata ha sancito definitivamente la fine del basso impero. La gente ha condannato ancor prima dei giudici questo sistema di potere lurido e senza un minimo di dignita’ umana, ancor prima che politica. L’Italia delle cagnette e dei lecchini e’ giunta al termine. Rimane l’interrogativo: sapranno i successori cambiare davvero le cose oppure dovremo arrenderci al vecchio detto americano “Same shit, different day”?

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