Middlesex – il libro. Recensione

Middlesex” di J.Eugenides non e’ un libro, ma un rito di passaggio con una copertina. Ti rapisce dalla prima pagina, e non ti lascia respirare fino al termine. Ed e’ a quel punto che ti rendi conto di essere cambiato insieme al protagonista. Irreversibilmente.

Il protagonista, appunto. Chi e’? E’ Calliope Stephanides? La genetica ed il DNA? Il caso? La societa’? Nessuno, e tutti questi lo sono allo stesso tempo. Come un’orchestra, ed una melodia che emerge lentamente dal caos primordiale degli spartiti ti avvolge.

E quando pensi di comprendere la storia, si attorciglia su stessa come un baco da seta che va a fuoco. E allora, ricominci daccapo. Per rimetterti in gioco, per tirare i dadi nuovamente. O per lasciarlo fare agli Dei greci.

Non e’ un libro, dicevamo. Ma fortunatamente Eugenides l’ha intrappolato in ruvide pagine di cellulosa e ce l’ha regalato. Qualsiasi cosa sia, non possiamo che ringraziarlo.

Decisamente nella mia top three di tutti i tempi.

Annunci

Artemisia

Non l’ho ancora finito, ma ne sono talmente invaghito che devo scriverne. Il libro è “Artemisia” di Alexandra Lapierre.

Ero in cerca di un bel romanzo da leggere in metropolitana, ne avevo le palle piene di saggi politici e affini. Mi sono imbattuto in questo romanzo – ho letto la trama nella quarta di copertina, ed è stata folgorazione. Ho letto le prime pagine, e quel libro era già mio. La trama è la vita dell’artista ARTEMISIA GENTILESCHI, una vita roccambolesca, avventurosa e trasgressiva. Una donna, una pittrice, un simbolo precoce del femminismo che verrà. Adoro lo stile della Lapierre, così pieno di dettagli storici, di ricostruzioni certosine degli usi, dei costumi. Ed una sorta di passione da entomologo nello scandagliare la psicologia della protagonista.

Un libro che mi fa chiedere il perchè non si studi questa grandissima artista. La risposta è semplice: se la storia è scritta dai vincitori, la storia dell’arte è sempre stata scritta dagli uomini. Ed è un fottuto peccato, perchè questa femmina mi ha fatto rinascere la passione per la pittura. L’avevo dimenticata, relegata nel cassetto delle passioni liceali (insieme al motorino e Dawson’s creek), e questo romanzo me la sta facendo rinascere. Mi sono ricordato perchè mi piacesse tanto – la pittura è sempre stato un lavoro d’artigiani, da persone concrete, rozze, molto fisiche – per niente astratte, snob, di sinistra alla Gad Lerner. La pittura era sangue e fuoco, e non salottini culturali della minchia e comunisti con la erre moscia che decantano la volontà del popolo con il blackberry in tasca.

E così, grazie ad Artemisia, ed al libro de Lapierre mi riscopro adolescente, felice e scanzonato. Poco importa se il libro finirà tra poco (mancano solo 100 pagine),  perchè mi rimarrà lo spirito di un tempo che è andato. Per Artemisia e per me.

La Casta? Non è Letizia, purtroppo

Spinto dalla noia più estrema, ho comprato il tanto amato libro di Gian Antonio Stella, “La Casta” ( anche se ora il trono gliel’ha rubato il libro di San Saviano da Gomorra). Un solo numero: 117, sono le pagine che sono riuscito a leggere prima di cadere in coma neurovegetativo.

Perchè? E’ un testo decisamente noioso, composto da numeri e nomi in salsa giornalistico-moralista. Sa molto più d’inchiesta una puntata di “Forum”, piuttosto che questo libercolo. E’ chiaro perchè abbia avuto successo: è sostanzialmente Novella 2000 con tabelle numeriche in allegato. Ci manca solo il servizio in diretta dalla cucina di Irene Pivetti (“Che cucina onorevole!”), una pubblicità di salvaslip ed un tronista ed il fritto misto è servito.

Se l’intento era di denunciare i politici e gli “scandolosi” privilegi di cui godono, è riuscito a sortire l’esatto opposto: ora io voglio fare il politico. Perchè la cosiddetta “antipolitica” somiglia molto alla volpe che non può raggiungere l’uva: dall’invidia nasce il risentimento e da lì al moralismo il passo è breve. Questo, o forse io non faccio proprio testo*.

Buon dì, miei cari trafficanti!

* basti pensare che, dopo la visione di “Supersize me”, il film denuncia sui fast food, andai a farmi un double cheeseburger.

Senza più sinistra + Decameron

Oggi mi sento molto (in)cul-turale e mi va di parlarvi di un libro e di uno spettacolo che mi hanno colpito molto. Il primo s’intitola “Senza più sinistra” di Mannheimer , il secondo è lo spettacolo teatrale “Decameron” di Luttazzi. Iniziamo dal tedesco.

Mannheimer non ha mai destato in me grande simpatia. Sarà per il cognome da signorina Rottenmheir, o anche per il nome uguale a quello di Brunetta. Poi non apprezzo particolarmente i sondaggisti, perché stanno ai politici come Raffaele Morelli sta a Costanzo. Il sondaggio è il braccio armato (scientificamente) della politica. “Berlusconi ha il 70% dei consensi” e poi scopri che fanno le interviste solo al telefono, escludendo il 30% degl’italiani che non sono presenti nell’elenco telefonico. Penso a mia nonna Carmela: lei non ha telefono, eppure ogni volta che vede Berlusconi in TV inizia ad imprecare stile pescivendola. Fa lo stesso quando vede Brooke di Beautiful – usando peraltro gli stessi improperi che dirige verso Berlusconi. Ma questa è un’altra storia.

Fatta questa premessa, il libro che ho letto (“Senza più sinistra” – edizione Il Sole 24 Ore) ad opera proprio di Manheimer è fatto davvero bene, perché per la maggior parte si basa sull’analisi dei flussi elettorali sulla base di ogni colleggio elettorale. Certo, il sondaggista perde il pelo ma non l’exit poll, che comunque sono presenti nel testo, ma in maniera marginale.

Ci sono diversi spunti interessanti – elenco quelli che più trovo illuminanti:

  1. Veltroni è stato SCONFITTO ampiamente, malgrado lui dica che ci sia stata comunque una rimonta;
  2. Il PD non ha sfondato al centro (nonostante il programma allungato all’acqua santa), ed ha solo rubato voti alla sinistra estrema, giocando sul voto utile;
  3. Il PDL vince grazie alla LEGA, che si becca buona parte di EX UDC, EX AN ed anche EX comunisti;
  4. I voti della sinistra estrema sono andati all’astensionismo, al PDL e alla Lega

Parlava molto di politica (e sesso) lo spettacolo di Luttazzi. Esilaranti alcuni monologhi (di cui non voglio scrivere per non rovinare la sorpresa), ma vi accenno i punti salienti.

  1. Il consenso attuale di Berlusconi lo paragona alla terza fase del sesso anale: quando ormai il buco è aperto e anche se ti fa un male cane ne vuoi di più. L’Italia è l’inculata.
  2. Berlusconi vince perché ha creato un personaggio unico, umano, epico , mentre Veltroni è noioso, snob e troppo uomo qualunque;
  3. L’ultima parte dello spettacolo snocciola a raffica una serie di notizie brevi (inventate) esilaranti; un esempio: VATICANO. Finite le celebrazioni per il funerale di Woytila. OGGI.

Insomma, si ride tanto e di qualità, la sua volgarità è solo un espediente per attirare l’attenzione del pubblico; è un grande. Vi consiglio vivamente di vedere lo spettacolo (anche in DVD).

Nobel a Saviano: e perchè non un Oscar?

La situazione sta diventando alquanto ridicola. “La Repubbica” ha indetto una campagna per conferire il Nobel della pace a Saviano. Evidentemente, d’ora in poi, quel quotidiano lo chiamerò “La Repubblica delle Banane“.

Perchè dargli un Nobel per la pace? Perchè ha scritto un libro che NON HA RISOLTO NULLA? O perchè ha INCASSATO i diritti cinematografici per il suo magnifico megaspot alla CAMORRA? Ma perchè non gli diamo anche un OSCAR? Tanto gli somiglia pure ad una statuetta.

Infine, e concludo l’attacco feroce (lo giuro su San Gennaro), ma che altro libro ha scritto? Questo Saviano è peggio dei Jalisse: hanno fatto una sola canzone e c’hanno campato per due anni.

Speriamo sparisca nell’oblio anche lui.

Giacchio-nove

Giacchio-nove

Giacchio-nove

“Una cosa positiva c’è, non ci sono più zanzare”.

E’ questa la frase centrale del libro che ho appena terminato – “Ghiaccio-nove” di Kurt Vonnegut (1963).

TRAMA: La storia di un giornalista che – nell’intento di scrivere cosa stessero facendo diversi personaggi illustri il giorno dello sgancio della bomba atomica su Hiroshima – s’imbatte nella famiglia dell’inventore della bomba stessa. Una famiglia in possesso di un’arma ben più potente della bomba H. Un potere che ognuno di loro avrà utilizzato in maniera differente, senza alcun rimorso. Il giornalista si ritroverà nella magnifica isola della Repubblica di San Lorenzo, dove tra scene spassose, fanatici di una religione basata su un libro di un certo Bakonon (l’incipit del libro è: “Tutte le verità che sto per dirvi sono spudorate menzogne”) ed esplosioni atomiche si consuma il finale poco atteso.

MIA PERSONALISSIMA INTERPRETAZIONE: Vonnegut critica fortemente la ricerca dell’aldilà o comunque di un aldifuori noi stessi; per cui, si abbatte contro qualsiasi pratica volta alla ricerca di qualcos’altro. Religioni, guerre, armi, scienza, nazionalismo, politica…sono tutti strumenti che assolvono questo insensato scopo. L’unica soluzione che lui intravede, infatti, è il ritorno all’uomo.

L’unica certezza è che nulla abbia un vero senso. Lo dimostra il titolo del libro in inglese “The Cat’s Cradle” – la cesta del gatto. Un gioco con cui il padre della bomba atomica si trastullava davanti ai suoi bambini. Ero un semplice intreccio di fili creato con le mani, che niente aveva a che vedere con un “cesta del gatto”. Perchè non c’era nè cesto, nè gatto. Era l’uomo a vederci qualcosa, perchè è l’uomo a creare senso dove il senso non esiste.

Grande Vonnegut.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: