Se vedi un manager, uccidilo

Il manager e’ colui che non sa far nulla, facendolo con grande professionalita’.

E’ un maestro del fumo, e della magniloquenza. Poco avezzo all’autocritica, non risparmia stilettate ai suoi simili. Il suo unico obiettivo e’ nutrire il proprio ego di piccole scorribande tra poveri. La sua tendenziale autocelebrazione lo rende un piccolo hitler senza popolo; la sua propensione ai consigli di vita lo avvicinano ad un budda senza nirvana.

Il manager crede che l’intero universo dipenda dall’email che sta scrivendo, o dal file che sta facendo produrre ai suoi sottoposti. L’ironia e’ eresia, e viene punita con il peggiore degli insulti: le fotocopie. Esistono il manager autoritario, l’ autorevole, l’alternativo, il sessantottino, lo svampito, l’umorale e il viscerale. Tutti sembrano diversi, ma sono la stessa cosa.

Una semplice riflessione per chi ci lavora accanto, o chi voglia diventarlo. Nessuno e’ Gesu’, esiste un solo Steve Jobs e pure lui sta morendo di cancro. Ma soprattutto, la mattina anche i manager cagano. E questo li rendera’ sempre umani, troppo umani. Loro malgrado.

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Mannaggia i manager

Cosa occorre per fare il manager? Non saper far nulla, facendolo con estrema professionalità.

Man(a)ger

Oggi ero in aereo per un viaggio di lavoro. Mi hanno chiesto di compilare un form di customer satisfaction, ed ho accettato di buon grado – nonostante odi che si usi questa parola: mi sento soddisfatto per una ricca lasagna o una sana scopata, ma mica per un volo!

Mi fa riflettere la prima domanda: Che lavoro fai? Barro la casella “IMPIEGATO/INSEGNANTE”, ma subito penso ad un episodio di ieri. Una collega mi dice con tono sprezzante: “Tu sei MANAGER, devi sacrificare la tua vita privata se vuoi fare carriera”. Era una risposta piccata al mio: “Cerco sempre di andare via nell’orario giusto per godermi la vita privata”.

Il mito sadomasochista del lavoro come dolore cilicico lo devono aver inculcato quelli dell’Opus Dei in Italia. Siamo l’unico paese dove i cosidetti “manager” sentono che e’ parte della loro job description il martellarsi i coglioni con veemenza, ma sempre e rigorosamente con il sorriso botulinico in faccia.

Perche’ succede questo solo da noi? Citavo l’Opus Dei non a caso. Il sillogismo e’ il seguente:

Premessa 1: le cose belle della vita le devi scontare con il sangue (morale cattolica).
Premessa 2: essere manager, e non semplice impiegato delle poste, e’ bello, cool.
Conclusione: Per essere manager, devi mori’ de lavoro, brutto coglione.

Non smontero’ la prima premessa, perche’ ci hanno gia’ pensato Nietzsche e Freud. Mi occupo della seconda assunzione, e soprattutto, della presunta diseguaglianza tra un “manager” ed un “impiegato”. Presunta, perche’, miei cari carrieristi, e’ totalmente inesistente, e’ solo vostro fucking dream mentale. Siete assunti e stipendiati da un’azienda entrambi; e non siete geniali imprenditori alla Steve Jobs, ma portatori sani (con Master) di badge aziendali. Punto!

Ed ora respirate, prendete il vostro Prozac quotidiano e ripetete: SONO UN FOTTUTO e SEMPLICE IMPIEGATO! Ecco cosi’, bravi. Ripetetelo più volte al giorno, quando avete la sensazione che ogni vostro minimo gesto stia per salvare il mondo. Con la pratica, imparerete nell’ordine: che esiste ancora il sole fuori l’ufficio, che la gente riesce ad essere felice anche senza un grafico davanti, che vostra moglie o marito vi tradisce con qualsiasi cosa occupi volume nell’universo e poi, alla fine, che non vale mai la pena distruggersi la vita per una busta paga.

Un lavoro serve per mangiare, e non per farsene mangiare. Ricordatevelo.

Ridge ed i bagni aziendali

 Sin da piccolo, l’unico contatto che ho avuto con il mondo aziendale è stata la soap “Beautiful. Intrighi, competizione, innovazione, adrenalina – questo era il mondo dipinto dagli autori dello show. E mi ha sempre affascinato, benchè io sia la persona meno intrichina e competitiva che conosca (dopo mia nonna paterna, ma solo dopo che è morta, perchè prima diceva peste e corna pure della sua gatta). Premesso ciò, capirete che una volta entrato in azienda realmente mi aspettavo non fosse così intensa l’atmosfera; ma mi sbagliavo di grosso. Beautiful è un’opera di neorealismo capitalista a tutti gli effetti. Eccetto per un punto: il bagno.

Ridge Forrester non va mai al bagno, mentre i manager d’azienda sì. Scontato? Sì, per una persona normale, ma per uno cresciuto con Mediaset, è stata una sorpresa cognitiva senza precedenti. Infatti, la prima volta che incappai nel direttore vendite della mia prima azienda che si sgrullava “il coso” nella toilette non potetti trattenermi: “Non mi aspettavo di vederla in bagno, scusi”. E sono uscito in segno di deferenza rispetto al regale piscio.

Ora le cose sono diverse – nel senso che se vedo un manager entrare al bagno – c’entro pure io, però ammetto di sentirmi in lieve soggezione vescicale. Per quello, per riuscire ad espletarmi, attendo sempre che esca.

Un grande passo avanti.

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