La Crisi Avanza, ma il Governo va con le chiappe al mare

Vedi Silvio e poi muori. O meglio, vai in vacanza. E’ quello che faranno i parlamentari italiani. Oggi si sorbiranno il noioso discorso alle Camere del Premier, e da domani in ferie per ben quaranta giorni. Yeah! Una pacchia. Addirittura, l’ultima settimana sara’ dedicata ad un pellegrinaggio di massa in Israele. Che cosi risparmiano pure con i pacchetti comitiva organizzati dall’on. Maurizio Lupi. Il quale d’inverno passa il tempo urlando nei talk show, e d’estate preferisce il silenzio dei ritiri spirituali.

Che fatica fare il parlamentare! Una fatica immane intascare lo stipendio più alto d’Europa, senza vivere nel paese più ricco, senza RENDERLO il paese più ricco. Cosa che dovrebbero sentirsi in dovere di fare nella loro posizione. E mentre la finanza mondiale ci sta divorando vivi, loro se ne scappano a pregare sulla Tomba di Gesu’. Che quasi quasi ci scappa un bel miracolo: ma per Cristo, che presa nota dei loro privilegi, pare si presenti alle prossime elezioni con il PD. “Basta cercare l’Uomo Nuovo, il Papa Straniero“, ha detto Bersani, “Ci prendiamo direttamente l’originale”.

A me dispiace tanto rovinare i piani dei nostri politici, ma c’e’ un fattore che potrebbe mandare all’aria tutto. Il discorso del Premier. Che, ringalluzzito da una recente “cena elegante”, torna alla ribalta politica dopo settimane di silenzio. Lunedì scorso, i suoi alleati hanno fatto di tutto per dissuaderlo (“…e se il suo discorso fa crollare i mercati? Cazzo, ci fa saltare le vacanze ‘sto coglione!”). Ma l’effetto del Viagra aveva preso il sopravvento, nessuno poteva fermare il Vecchietto, deciso a stare dritto pure in Parlamento. Alla sua destra, siedera’ la Carfagna, in caso ce ne sia bisogno.

Nella Prima Repubblica, andavano di moda i “governi balneari“. Berlusconi ha innovato anche in questo. Lui spera in un “governo bagnino”, che ci salvi dalle aspree maree finanziarie. Speriamo non si distragga a vedere le tette della collega bagnina, Pamela Anderson.

Roma, Relitti O Morti Agostani

Vivere a Roma in questo agosto 2011 e’ un incubo a cielo aperto. Persino la faccia incupita e incerata di Berlusconi ti fa sollevare l’umore al confronto. Da un paio di anni, non ho mezzi privati di trasporto, per scelta e per necessita’. Con l’auto, in questa citta’, oltre a spendere un patrimonio in assicurazione e benzina, ti becchi un auneurisma cerebrale.

Non riesci a capacitarti di una serie di aspetti, il più importante tra i quali e’ il senso dilatato del tempo. Manco fossimo immortali. Al giorno, s’impiegano mediamente: 30 minuti per il parcheggio all’andata a lavoro, e al ritorno a casa (60 minuti), circa 60 minuti per arrivare da un punto all’altro della citta’ (senza traffico, lo stesso tragitto e’ di 15 minuti), e almeno 10 minuti di imprecazioni varie al mondo intero.

Somma: 180 minuti al giorno buttati nel cesso. Ai quali aggiungere ovviamente le 8 ore (minime) spese a lavoro. Morale: da dedicare a te stesso, ti rimane giusto il tempo di una rapida cacatina la mattina. Pure fatta male, che la fretta e’ cattiva consigliera in questi frangenti. Non e’ mica una vita, che dite? Cosi, mi sono liberato delle quattro ruote, e ho iniziato a muovermi con i mezzi pubblici.

All’improvviso, si apri’ un nuovo scenario. Ben 3 ore al giorno da dedicare alla lettura, allo studio, all’osservazione dell’umanita’. I tempi morti diventavano vivi, ed il mondo era tutto rose, fiori e metropolitana. Tutto bene, finche’ quest’ultima non ha deciso di tirarmi un brutto, bruttissimo scherzo. Scioperi vari, Roma Tiburtina incendiata, chiusura alle 9 di sera per un anno e mezzo, più chiusura totale per tutto il mese di agosto. Inferno totale.

Gli autobus sostitutivi sono l’equivalente di una tortura medievale ai testicoli. Sudi come una scrofa, imprechi manco fossi allo stadio, odi la gente a tal punto che comprendi perche’ si diventi kamikaze. Ci mettono il doppio del tempo della metro, hanno tutti gli svantaggi dell’auto, e tutti quelli del mezzo pubblico. Come Malgioglio, che prende il peggio di un uomo e quello di una donna.

E allora pensi. Pensi. Pensi. E t’incazzi. Vedi i vecchietti patire le pene d’inferno, i bimbi lamentarsi, gl’immigrati trasportare enormi pacchi di merce sulle spalle, perche’ a terra non c’e’ posto, tutti i poveracci come te, costretti a lavorare in Agosto, schiacciati come sardine. I deboli che pagano i vizi dei ricchi. Cornuti e mazziati, come sempre.

Intanto, i mercati finanziari ci impongono nuovi tagli. E ci si chiede dove altro tocchi tagliare, che manco più le fettine di culo abbiamo, a furia di dare, dare, dare, dare senza mai ricevere un cazzo indietro. In nessun senso. E pensi, pensi, pensi. E t’incazzi ancora di più. Perche’ non riazzeriamo tutto? Perche’ non ricominciamo daccapo?

Perche’ se questo lo definiamo benessere, almeno ci diano fiale di cianuro gratis. E lo chiamino pure Trattamento Relax. Eterno.

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