Raccolta differenziata

Il 4 ottobre a Napoli ci sarà la manifestazione anti-omofobia “NAPOLI AMA LE DIFFERENZE“.

Le ama così tanto che quel giorno ne inizierà anche la raccolta.

“Jamm Gigino, il trans lo metti nel bidone fucsia, il ricchione nel bidone rosa e la lesbica in quello blu!”

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Lingua

Era stata assunta per insegnar loro la lingua italiana.

E l’ha fatto, gli insegnato la lingua. La sua.

Piroso contro tutti

Antonello Piroso

Antonello Piroso

Antonello Piroso, direttore del tg La 7, affonda stoccate a tutti i big dei talk show politici italiani. In ordine:

  1. Vespa: “Il suo programma lo dovrebbero chiamare Bocca a Bocca, perchè a volte sembra aver bisogno di una respriazione per andare avanti. E’ troppo vecchio”
  2. Mentana: “Le sue battute fanno ridere solo lui. Non è obbligatorio farne”
  3. Floris: “E’ bravo, ma il programma è un pò classico”

Già mi piaceva, ma ora scala rapidamente la classifica degli uomini cazzuti, piazzandosi a parimerito tra Lucia Annunziata e Rocco Siffredi.

——— aggiornamento delle 16.30

Rimangio tutto. Piroso si è scusato con Vespa. Ora si posiziona al fondo della classifica delle puttanelle del potere, tra Fabrizio del Noce e Aida Yespica.

I tre porcellini

 

Obama: “Metti un rossetto ad un maiale, ma rimane sempre un maiale

La Palin, senza badare al fatto che Obama si riferisse a McCain e non a lei, ha subito messo in onda un video accusandolo di sessimo.

Le domande sono quattro:

  1. Perchè la Palin si è sentita chiamata in causa appena si parla di maiali? L’avrei capito se si fosse parlato di scrofe, ma lei si sente un suino maschio? Mi confonde questa donna.
  2. Perchè McCain non ha mai risposto alle accuse di Obama? Mandare avanti una donna non è bello, soprattutto per un repubblicano. In Irak ci manderà sua nonna?
  3. Perchè Obama doveva parlar male di un maiale proprio in un paese pieno di porci?
  4. Che hanno fatto ‘sti poveri maiali? Non hanno anche loro il diritto di truccarsi?

I misteri della politica americana sono infiniti.

I don’t wanna hear

“I dont wanna hear, I dont wanna know, please dont say you’re sorry;
I’ve seen it all before, and I can’t take it anymore….”

Questo è il refrain di “Sorry” – tra le ultime canzoni di Madonna. Praticamente la colonna sonora degli ultimi tre lustri della politica italiana. Il governo Prodi è caduto? Un governo istituzionale? MARINI al governo? Sembra una fiction da fascia pomeridiana-digestiva, ma in realtà è sempre la stessa solfa. E la digestione la blocca, non la favorisce di certo.
Se si potesse cambiare canale, sarebbe tutta un’altra storia; ma dobbiamo sorbircela over and over again.

E i giorni passano, e le forze sociali “chiedono una nuova legge elettorale” e MArini dice che “è un compito gravoso”, e Veltroni che “sfida Berlusconi a correre da solo” (Veltroni ci somiglia a Forrest Gump, ma come può pretendere che il Parrucchino Deambulante corra?). Insomma, il solito calderone ndò-cojo-cojo in salsa montecitorio; mentre i primari dei policlinici romani firmano un documento per “salvare il feto anche se la mamma vuole abortire”. In un viavai di fuggi-fuggi generale, è bello sapere che le stronzate rimangono ben salde nei loro scranni. E dire che c’è stato un periodo in cui ho creduto che Prodi ce la potesse fare; non avevo fatto i conti con Mastella e Dini. Mastella e Dini. Mastella e Dini. Mastella e Dini. Niente, di solito ripetere dei nomi ne fa perdere la carica negativa: in questo caso, non fa altro che incazzarmi di più.

Ed allora, non ci tocca che piangere. Ed aggrapparci all’illusione che prima o poi partano i consigli per gli acquisti. O che si cambi ritornello.

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