Derattizziamo la Democrazia

Che un bimbaminkia finga di esser stata stuprata da un rom, per poi scatenare incendi nel campo nomadi, per poi smentire e chiedere scusa sembra la scena madre di CentoVetrine. Eppure, e’ successo a Torino, una citta’ del Nord, che dovrebbe essere l’avanguardia del Paese. Cazzate.

La povera cerebrolesa non voleva ammettere di aver perso la verginita’ (con un rom, pensa te!). Cosi ha inventato la storia dello stupro con amici e parenti. Che le hanno subito creduto, organizzando una fiaccolata di protesta. Nessuno ha mai pensato che alla ragazzina piacesse davvero il cazzo dell’immigrato, che avesse snobbato i fighetti torinesi con impotenza precoce da benessere inoculato endovena. Eppure, cosi e’ stato.

Nella vicenda la parte più grottesca e’ la facilita’ con cui si crede ad una demente, passando subito all’azione punitiva contro una comunita’ straniera. Processi sommari, leggi marziali, Lega Nord, Celodurismo e Uomini&Donne: questa e’ la melma protoculturale in cui sguazza il profondo nord post-industriale. Che scopre la crisi, perde la sua presunta supremazia, e si trasforma in tribu’ celtica senza arte ne’ parte.

Non sono più sorpreso da queste digressioni neoprimitive. Vent’anni di berluscobossismo non si cancellano con un governo tecnico. Servono almeno altri vent’anni di purificazione, di derattizzazione della democrazia. E dio sa quante ratti, o zoccole, la infestino ancora.

Vive l’Italie!

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Grillo, mi fai schifo

Il mio disprezzo per Grillo risale agli albori del suo blog. Più volte ho criticato su queste pagine la sua “pratica anti-politica”, più volte ho rilevato una sua incredibile somiglianza a Berlusconi. Ma da ieri, non provo più disprezzo, ma reale schifo.

Ha fatto carriera il signor Grillo. Da anti-politico, ha fondato un vero e proprio partito verticistico e personale. Lo chiamano “Movimento”, ma non dichiarano verso dove si muova. Forse perche’ e’ evidente: dove vuole il suo padrone.

Ieri ha qualificato come “eroi” i blackblock che ammazzavano di botte dei ragazzi che prendono 1200 euro al mese per difendere lo Stato. Ma ha fatto anche di peggio.

Ha offuscato il movimento (questo si, vero) NoTav con il suo egocentrismo ed il suo calcolo politico. Una manovra impareggiabile di populismo e peronismo in salsa genovese. La protesta e’ il sale della democrazia. Anche quando e’ aspra, gli da vitalita’. Ma mai e poi mai invoca la violenza, che e’ sempre criminale.

E Grillo e’ questo: un criminale di bassa…Lega. Che manco più somiglia al primo Berlusconi, ma al Bossi di 20 anni fa. Si alleassero i due. E si lavassero il culo con la stessa bandiera. Tanto la merda, quando proviene dallo stesso animale, ha lo stesso fetore.

Lega..teli!

Lega. Questi sono matti da LEGARE. Non bastavano i mille insulti fatti negli anni all’Italia. L’altro giorno Calderoli, ministro della Repubblica pagato anche dai napoletani, ha dichiarato di voler andare ad aiutare Napoli. La storia si ripete: il nord vuole portare i suoi peggiori rifiuti al sud.

ieri Bossi, di fronte la morte dell’ennesimo italiano in Afghanistan, si e’ solo preoccupato dei costi: “Troppi, costano e muoiono”. Potremmo dire lo stesso dei leghisti al governo. Sono troppi, costano troppo, ma purtroppo non muoiono. Politicamente, s’intende.

Perche’ sono cimici attaccate al potere, alle poltrone, sulle quali amano sputare sopra ad ogni comizio. Ma intanto sempre seduti rimangono. Paciolli, paciolli, ad ingozzarsi di paiata romana e bucatini alla matriciana. Si sentono dei turisti della Democrazia, e non perdono occasione per ricordarcelo.

Le amministrative dello scorso maggio li hanno rimessi a posto. A furia di sputare – letteralmente – ultimatum mai fatti rispettare, hanno perso credibilita’ (se cosi la si vuole chiamare) agli occhi degli sfi-gatti di Pontida. E cosi ora sono incazzati neri, strepitano, straparlano. Ma mai, e poi mai strapazzano.

Ce l’hanno duro. Durissimo. Ma gl’italiani hanno dimostrato di sbattersene. Un maniaco sessuale al parco fa paura la prima volta, ma gia’ dalla seconda fa tenerezza. Non importa quanto ce l’abbia duro.

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