Colle di Bottiglia

Ricordiamoci tutti del discorso di re-insediamento di Napolitano. Sancisce l’avvio della nuova Repubblica Presidenziale Italiana. Dopo 70 anni dalla fine del fascismo, ritorna l’esigenza di una persona forte che prenda la Politica per le corna e la faccia rigare dritto.

Ma esistono dei piccoli dettagli che rendono la situazione completamente differente: la persona in questione è innamorata della democrazia e dello Stato Italiano (si è commosso varie volte durante il discorso), viene da una storia anti-fascista e partigiana, e soprattutto, non si è imposto agli altri: sono gli altri ad averne chiesto il ritorno faticoso nell’arena politica.

La rielezione di Napolitano sancisce il fallimento della politica, e anche del nuovo Parlamento, il più giovane d’Europa ed anche il più rinnovato nella storia repubblicana. A dimostrazione del fatto che il “nuovismo” non è garanzia di successo, ma solo fenomeno di facciata. Questa politica fallisce non solo perché non riesce a decidere nulla, ma perché è distante sideralmente da quest’uomo di 88 anni. Per forza, per amor di patria, per passione, per lungimiranza, per visione strategica.

Mentre Napolitano li sferzava duramente, loro applaudivano in preda ad un’estasi masochisto-trash alla “Cinquanta sfumature di grigio“. Nullafacenti, inutili, gerontofili e pure slave. Se questo Parlamento non dimostra la necessità di cambiare la legge elettorale SUBITO, non so davvero cos’altro lo possa fare. Dobbiamo poter scegliere i nostri candidati, altrimenti continueremo a far andar avanti gli amici dei segretari e degli (auto)reggenti.

Faccio i miei più cari auspici al Giorgione Nazionale. Sperando che non ci schiatti prima di portare a termine il settennato, gli do tutto il mio supporto morale. Dover aver a che fare con questa gente piccola piccola, deve distruggere lo stomaco di più di un’impepata di cozze andata a male.

Auguri Giorgiò!

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Bersani must go home

Noi del PD siamo vecchi. Non ancora sepolti, ma godiamo nel vedere la bara aperta. Non mi spiego in altro modo la votazione dell’assemblea Pd di ieri sera. Il 67% dei grandi elettori hanno scelto Marini come candidato alla Presidenza della Repubblica. Subito si consuma il dramma, la perpetua cupio dividendi del centrosinistra italiano. I renziani (e non solo) protestano e minacciano di votare Rodotà, candidato M5S.

Il Pdl gongola, perché é stato Silvio a dare il beneplacido alla candidatura, dimostrando per l’ennesima volta il suo acume politico. Da questa operazione lui ne uscirá vincente da qualsiasi punto di vista: ai suoi deputati, potrá dire di aver imposto la linea al Pd; ai suoi elettorali si venderà come lo Statista che ha fatto andare avanti un avversario per senso di responsabilità. Ma gongola anche Beppe, che sfrutterà questa operazione come l’ennesimo giochetto della vecchia politica.

Bersani ha commesso un errore fatale. Non ha capito che è stato l’unico a pensare al candidato ideale, gli altri stavano facendo campagna elettorale. E sono riusciti pienamente a metterlo nel sacco, magari con la vana illusione che un Presidente PD favorirà la nascita di un governo di minoranza di centrosinostra. Quest’ultimo pensiero mi fa venire i brividi fino al culo.

Ho votato Bersani, ma dal giorno dopo la sconfitta, ho chiesto le sue dimissioni da segretario, come si sarebbe fatto in qualsiasi partito di una democrazia moderna, ma m’illudevo anche io: la nostra è solo un gerontocrazia. Che sotto le mentite spoglie della responsabilitá cerca solo la preservazione della (sua) specie.

Tristezza infinita.

Republicrats!

Praticamente, il nostrano Veltrusconi.
Solo che da noi, i politici si comportano da comici.
E non il contrario.

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