Cambiare idea, senza cambiare Idee

Il fatto: alle scorse primarie scelsi Bersani, alle ultime ho votato Renzi. L’accusa: sei come una bandiera che gira dove soffia il vento. Al di lá che l’unica bandiera che conosco è l’alzabandiera (che giá tanti problemi mi crea la mattina), vorrei rispondere per punti.

1) Io ho SEMPRE votato PD. Non ho mai cambiato partito, a differenza di alcuni di voi che lo cambiano più spesso delle mutande (posto che lo facciate mai).

2) Io voto il curriculum, e non sull’astratto. Alle scorse primarie votai Bersani, perchè da ministro aveva fatto gli unici provvedimenti LIBERALI degli ultimi anni. Dopo la disfatta sul “governo del cambiamento”, ho scritto: si dimetta, ha sbagliato, la palla passi a Renzi che è arrivato secondo alle primarie (e lo dissi a malincuore).

3) Io sostengo chi fa i fatti, non la propaganda. Ho votato Renzi questa volta, perchè gli altri due erano espressione di un veterocomunismo che non mi apparteneva. Nutrivo sempre sospetti nei suoi confronti, ma dopo solo 40 giorni di segretariato ha fatto più cose lui che in ventanni tutti gli altri. Ovvio che faccio il tifo per lui!

In definitiva, miei cari amici, io non ho mai cambiato IDEE ed IDEALI: sono i portatori di quelle idee ad esser cambiati. Che dovrei fare? Votare per simpatia come fate voi?

Facciamo i seri, questa è Politica, non La Sai L’Ultima.

Peace and love.

Non ci sono più scuse

Renzi ha trionfato. Sbaglia chi pensa sia una vittoria delle nuove generazioni. Il 70% delle preferenze significa la vittoria di tutti.

Matteo l’ho votato con poco entusiasmo, lo ammetto. Non potevo assolutamente votare Cuperlo o Civati. Il primo, perché mi pareva un mix tra un agente del KGB e un sindacalista ucraino, il secondo perchè troppo Vendola 40 anni di meno. Entrambi visti e stravisti. Meglio votare il nuovo ed il cambiamento radicale.

Dicevo poco entusiasmo. Ebbene, quando l’ho visto salire il palco ieri sera, accompagnato da I LOVE IT I DON’T CARE, ho sentito i miei testicoli scendere fino alle scarpe. Il trionfo del nulla, ho commentato sui social network. Quasi mi ero giá pentito del mio voto, ma poi ha iniziato a parlare. E la magia è successa: mi ha commosso.

Mi ha fatto capire che lui vive la politica come me, come sangue che scorre nelle vene, come passione sfrenata per il bene collettivo, e come ambizione (non é mica un peccato!). Che di politica si piange, che di gavetta ne ha fatta, che lui vuole cambiare perché crede all’Italia come il piu bel paese del mondo. Cazzo, da quanto un politico non faceva una dichiarazione d’amore cosi sincera al nostro paese?

Eh si, mio caro Matteo, mi hai conquistato. Hai fatto la Storia, ora fai anche i Fatti. Non ci sono più scuse.

Il silenzio è d’oro. Ma loro so’ de coccio.

Monti: Bersani silenzi CGIL e Fassina. Bersani: non silenzio nessuno. Il silenzio sarà d’oro, ma questi due sono di coccio. La campagna elettorale è iniziata a gamba tesa: i due se le danno di santa ragione, ma con garbo istituzionale. Per ora, la strategia di Bersani risulta vincente per una serie di mosse davvero “smart” (quasi non sembrano fatte dallo stesso Bersani!).

1) Il Rinnovamento ha preso il posto della rottamazione. Le primarie dei parlamentari hanno non solo rafforzato numericamente le fila dei bersaniani, ma hanno anche portato più donne e più giovani nei listini PD. Esattamente la mission di Matteo Renzi, che non a caso ha deciso di collaborare attivamente nella campagna elettorale.

2) Società Civile. Bersani ha iniziato la campagna acquisti, ed ecco schierarsi con lui Piero Grasso, popolarissimo, ex sostituto procuratore antimafia di Palermo; e Carlo Dell’Arringa, famoso economista del lavoro all’Università Cattolica di Milano. Altre new entries dal mondo dei giornalisti, Mucchetti del Corsera, e Capacchione, famosa per la lotta anti-mafia. Scelte di forte impatto mediatico. Il messaggio è chiaro: se i tecnici non vanno al PD, il PD si fa i suoi tecnici.

3) Berlusconi. Nonostante l’invadenza catodica del Cavalliere, Bersani non lo considera affatto nelle sue dichiarazioni. Rivolgendosi direttamente a Monti come suo antagonista, sta ipso facto escludendo l’ex premier dalla contesa elettorale con il maggior partito del Paese. Vincere contro Monti è decisamente più semplice, si sa, e Berlusconi freme per questo motivo.

Dalla prossima settimana saranno nuovamente disponibili i sondaggi delle maggiori testate giornalistiche, e verificheremo questa mia teoria. Ma sono certo che, se Bersani continua così, avrà vita davvero molto facile all’elezioni di Febbraio. Il suo unico vero nemico sarà Grillo, che ridotto a minoranza non avrà alcun potere sul neonato Parlamento.

Incrociamo le dita.

La scelta

Grillo non vincerà. Eppure i partiti ce la stanno mettendo tutta per farlo trionfare. Il Pdl distrutto dallo scandalo alla regione Lazio, il Pd diviso su Vendola, l’Udc chiama all’appello Marcegaglia. Tutta roba da farti venir voglia di votare anche il Pulcino Pio pur di non mandare questa gente al governo.

Eppure, in questo clima, bisogna fare dei distinguo.

A me Bersani piace. Lo voterò alle primarie e pure alle elezioni. Qualche giorno fa ha dichiarato le sue prioritá di governo. 1. Cittadinanza ai figli d’immigrati nati in Italia. 2. Mutui facili per giovani 3. Legge anticorruzione 4. Fondi dall’evasione fiscale per il welfare 5. Patrimoniale.

Tutte questioni molto pratiche, non ti fanno sognare, o emozionare. Ma sono cose tremendamente reali e concrete. Cose che servono a tutti noi comuni mortali. Bersani é come lo zio che al compleanno non ti regala Voltron, ma una busta con i soldi. Buttali via di questi tempi!

Non so voi, ma la mia scelta é chiara.

Gossip Pirl?

Chi segue la politica in Italia non puo’ che porsi un quesito: m’interesso di Politica o di politici? Qui, i gossip di partito si mescolano a manovre finanziarie e riforme istituzionali. Si passa dal litigio tra Bossi e Maroni, all’eventualita’ che il governo imponga una censura alla liberta’ di stampa. Come se le due faccende rivestissero la stessa importanza per la nazione.

Perche’? Sarei tentato nel dare la risposta più semplice: siamo un popolo che non si fa i cazzi suoi. Il gossip e’ il sale della nostra vita dai tempi di Petronio. Eppure, c’e’ di più. L’attaccamento morboso alla tettonica a zolle dei partiti vive su una speranza di fondo: che si arrivi alla formula perfetta, all’alleanza che permetta ai politici di cambiare davvero questo stanco e vecchio Paese.

Non si spiega altrimenti il successo delle Primarie. Perche’ prender parte con entusiasmo al rito interno ad una “coalizione” strafritta come quella della sinistra? Perche’ siamo il Paese occidentale con la più alta partecipazione alle elezioni? Perche’ ai referendum vanno a votare il 60% dei cittadini? Perche’ i talk show politici sono i programmi TV più seguiti?

Sono tutti segnali di speranza lanciati ai politici. Speriamo che cosi si accorgano del popolo, delle sue esigenze, dei suoi bisogni. Che trovino il modo di superare divisioni fittizie. Per dedicarsi finalmente a chi li ha votati, a chi paga il loro stipendio. Noi italiani siamo dei bambini che cercano disperatamente l’attenzione dei genitori, e cerchiamo qualsiasi scusa pur di farci sentire.

Ma facciano attenzione i politici. Prima o poi, i bambini trascurati si ribellano ai genitori inadempienti. E quando diventano adulti, fanno di tutto per disfarsene. L’antipolitica grillina non e’ che l’inizio di questa tendenza; non possiamo lasciare che prenda il sopravvento. Il popolo italiano e’ pronto. La tripletta elettorale appena passata lo ha dimostrato.

Che aspettano i politici a prenderne atto? Dobbiamo fargli un disegnino o questa volta ci arriveranno da soli? Incrociamo le dita. Ma mai le braccia! Partecipazione, sempre e comunque.

Chi teme Vendola?

Sgombriamo il campo da equivoci: non credo che Vendola sia pronto per vincere il centro-destra, non ancora. Ma davanti a se’ ha ben tre anni per provare a convincerci del contrario, e noi tifiamo per lui. I motivi sono formali e sostanziali allo stesso tempo.

1) Linguaggio. Nichi ha capito che senza un nuovo codice della sinistra non si arriva da nessuna parte. “La poesia e’ nei fatti” recitava la sua campagna elettorale; e lo ha dimostrato facendo nascere più di 300 “Fabbriche di nichi” in giro per l’Italia. A meta’ strada tra un think tank e una scuola di partito, sono il vero motore del carisma di Vendola. La parola d’ordine: cooperazione, e non competizione.

2) Lavoro. Vendola insiste e persiste sull’equazione lavoro=liberta’ che con il racconto berlusconiano si e’ andato perdendo. Bisogna recuperare il valore del lavoro come superiore manifestazione dell’opera umana, e non come infima comparsa del teatro umano.

3) Bellezza. Riconoscere il valore economico che il territorio italiano esprime e’ un passaggio fondamentale della discorso vendoliano. Non bisogna rifugiarsi nel mito industriale, ma concentrarsi sull’estetica del cibo, del buon vivere, dell’arte, dell’enogastronomia per rilanciare lo sviluppo del Bel Paese.

Nichi e’ scomodo alla nomenclatura asfittica della sinistra. Perche’ rompe tutti gli schemi fighetti in cui il PD sguazza. Non ha vergogna di essere “un po’ comunista”; sfrutta il sistema mediatico tradizionale con disinvoltura e quello di internet con destrezza obamiana; e’ meridionale senza complessi di inferiorita’; batte il PD alle primarie; omosessuale dichiarato, ma non sputtanato; viene apprezzato sia da Confindustria che dagli operai; parla ai moderati, senza esserne lo zerbino.

Per tutti questi motivi, Nichi Vendola fa paura a tutti. La sua sfida sara’ concretizzare la sua “poesia” in “fatti”, come ha gia’ saputo fare nella sua Puglia. Ci riuscira’ su scala nazionale? Per ora, un in bocca a lupo. E speriamo tu non faccia la fine di Veltroni – che con le sue “vision”, “mission” e “loft” ci ha portati nel baratro della rivisitazione moderna dello champagne socialism.

Istinti…Primari

“Almeno Silvio va a donne; la sinistra va a trans, mica son normali quelli”.

Mi pare di sentirli nei bar, nei ristoranti: sono i benpensanti, che giustificano il puttaniere Silvio, ma non sono pronti a condonare Marrazzo per una scappatella con una trans. Ci mancava solo questa al PD – che “eppur si muove”: ieri 3 milioni di persone hanno votato alle primarie, eleggendo Bersani a nuovo segretario.

Andiamo in ordine.

1)  Caso Marrazzo: Surreale che il PDL chieda le dimissioni del governatore del Lazio, non avendo mai chiesto le dimissioni per il loro leader. Che differenza ci sarebbe tra l’andare a prostitute trans o donne? Sempre se ha pagato (nel qual caso, deve dimettersi perchè ha commesso un reato): questo non è ancora provato e fino a che non lo sarà, il governatore è libero di amare (e trombare!) chiunque gli pare. Gl’istinti sessuali sono diritti inderogabili dell’uomo, e le libertà non vanno mai messe in discussione. Neanche dei politici.

2)  Primarie: Il PD è un post-partito (post PC, post PDS, post Margherita), di fatto, anch’esso è un trans. E nonostante i dirigenti ce la mettono propria tutta per buttargli merda addosso, resiste, resiste e resiste. Le primarie di ieri ne sono una prova provata: a differenza degli elettori berlusconiani, gli elettori di sinistra ha l’istinto primario nel sangue. Ed anche questo nessuno potrà MAI metterlo in discussione. Mai.

Il succo del discorso:  gl’italiani sono decenni più avanti dei propri politici: siamo un popolo molto più aperto di quanto non ci vogliono far credere. E verrà il tempo in cui questo emergerà con una forza travolgente. Possono provarci, ma non fermeranno mai il futuro.

Che i politici si preparino. E ben vengano le trans se li aiutano a superare i momenti di stress.

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