Felicità ® – il libro

Will Ferguson è uno scrittore emergente canadese; o meglio, prima scriveva libri di viaggio (due palle), e questo è il suo primo romanzo.

La trama è semplice ma sfiziosa: un redattore della casa editrice Panderic scopre un libro di auto-aiuto, che VERAMENTE rende felice chi lo legge. Il libro inizia a diffondersi come un virus in tutto il paese, crolla l’intera economia capitalistica – tutta fondata sulle insoddisfazioni continue dei desideri creati dalla pubblicità (se comprate magazine come PSICHOLOGIES, noterete la più alta concentrazione di pubblicità di creme anti-rughe, ndr).

Il redattore si trova ad essere ricercato da killer assoldati dall’industria del tabacco, dell’alcol, della droga e dei centri di disintossicazione. Insomma, come direbbe un mio caro amico, questa trama fa molto SARAMAGO.

Lo stile è semplice, asciutto, ironico e svelto – forse un impianto un po’ troppo surreale per una scrittura così “classica”. Però il contrasto non è sgradevole.

Ad un certo punto, Ferguson cita un autore: “Nella felicità sono tutti uguali, ma chi soffre lo fa in un modo tutto personale”. Da questo prende spunto il senso del racconto: i nostri problemi (esistenziali o meno) sono il sale ed il nutrimento della nostra vita – anelare a diventare dei cloni rincoglioniti e sereni equivale a perdere la propria umanità.

Ferguson mi trova d’accordo – io sono innamorato dei miei problemi; questo è sano considerando che il mondo non sarà MAI perfetto e quindi tanto vale abituarsi. Anche se – lo ammetto – divorziare ogni tanto dalle proprie paranoie non sarebbe male.

Un libro da leggere.

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Vicky Cristina Barcelona – e qualcun altro no?

Ho appena finito di vedere l’ultimo film di Woody Allen. Erano settimane che lo lasciavo in stand-by, perchè non mi convinceva: ED AVEVO RAGIONE. Premetto che:

1. Ho vissuto tanto a Barcellona

2. Non apprezzo particolarmente la virata di Allen verso qualsiasi genere che non sia film-di-un-ebreo-con-evidenti-complessi-sessuali-che-sfoga-il-tutto-con-l’ironia.

Fatte queste doverose premesse, voglio esprimere senza mezzi termini il mio giudizio: è un film nato dalla mente pruriginosa-puritana di un americano che vede la Spagna attraverso i clichè più consumati (passione, arte, pazzia, calore – insomma, una canzone delle Lollipop ad Ibiza). L’unico spettatore che può apprezzare davvero questo film sono a) lesbiche abituatissime a sublimazioni pseudo-artistiche della voglia di fallo; b) intellettualoidi che leggono MicroMega e ne capiscono un ceppa di niente; c) ubbriachi e/o spinellomani

Non voglio di certo disincentivare la visione di questa pellicola – anche perchè non ne ho il potere. Però se l’avessi, lo farei solo censurare. Unica nota positiva è la sempre magnifica Penelope Cruz: lei renderebbe stupenda anche la merda con le pallettes.

Per il resto, risparmiatevi il tempo per fare sesso con la vostra dolce metà – umana o di plastica che sia.

Nobel a Saviano: e perchè non un Oscar?

La situazione sta diventando alquanto ridicola. “La Repubbica” ha indetto una campagna per conferire il Nobel della pace a Saviano. Evidentemente, d’ora in poi, quel quotidiano lo chiamerò “La Repubblica delle Banane“.

Perchè dargli un Nobel per la pace? Perchè ha scritto un libro che NON HA RISOLTO NULLA? O perchè ha INCASSATO i diritti cinematografici per il suo magnifico megaspot alla CAMORRA? Ma perchè non gli diamo anche un OSCAR? Tanto gli somiglia pure ad una statuetta.

Infine, e concludo l’attacco feroce (lo giuro su San Gennaro), ma che altro libro ha scritto? Questo Saviano è peggio dei Jalisse: hanno fatto una sola canzone e c’hanno campato per due anni.

Speriamo sparisca nell’oblio anche lui.

Un uomo senza patria

Un uomo senza patria

Un uomo senza patria

Ho comprato questo libro di Kurt Vonnegut insieme a “Ghiaccio-nove“. Ed è stato un culo pazzesco, perchè i due libri sono legatissimi. Malgrado la distanza di pubblicazione tra l’uno e l’altro (1963 e 2007), i due libri si parlano in maniera eclatante.

Vonnegut scrive senza peli sulla lingua di tantissimi aspetti della vita – aspetti di cui parla in tutti i suoi libri. Ma in questo – scritto in prima persona stile “column” da testata giornalistica – non si trattiene e ci va giù pesante come solo un 82enne incazzato e cazzuto sa fare. Il governo Bush, la guerra in Irak, la dipendenza dal petrolio, Internet e le chat room, il sesso…niente viene risparmiato dalla penna di Vonnegut.

Non voglio assolutamente rovinarvi la lettura, ma voglio citarvi un paio di chicche solo come antipasto.

“Nella mia vita, mai mi sarei immaginato di vivere in un mondo in cui le due persone più potenti al mondo si chiamano Bush* e Dick*”

“Siamo quì sulla terra per cazzeggiare. Non credete a chi vi dica altrimenti”

Insomma, il diario semi-serio di un umanista convinto che riesce a farci ridere e farci riflettere senza essere pedante e palloso come di solito sono i vecchi comunisti**.

* si riferisce a George W. Bush (“bush” in inglese significa cespuglio, ma volgarmente indica la figa”) e Dick Cheney, vicepresidente (“dick” in inglese significa cazzo). Quindi, ci governano FIGA E CAZZO.

** prendete i libri di Giorgio Bocca. Due palle monografiche sul mondo che gli fa schifo e di quanto fosse bello essere partigiani e morirsi di fame. Che tenesse la BOCCA chiusa.

David Sedaris – Mi raccomando: tutti vestiti bene

La mia collega è una pusher – mi ha regalato questo libro per il compleanno ed ora sono totalmente drogato di David Sedaris. Ho già comprato un suo libro precedente, Holidays on ice, vi farò sapere. Ma intanto veniamo al libro in oggetto.

E’ la biografia di un americano di origini greche, che vive con sorelle dalla dubbia moralità, un padre assente, un pappagallo anarchico ed un compagno piagnucolone. Il libro è composto da una serie di aneddoti spassosi, in cui Sedaris non risparmia critiche alla società americana. Il capitolo sul pappagallo è spettacolare. Ridevo così tanto in metro che volevano arrestarmi per disturbo di quiete pubblica.

Unico appunto (alle librerie, però): perchè lo hanno classificato come LETTERATURA GAY? Solo perchè l’autore è omosessuale? Minchia, allora Amici lo dovrebbero trasmettere su GayTV e Fabrizio del Noce dovrebbe essere il direttore di GayUno anzichè Raiuno.

Ma per favore.

Burn After Reading

Film spettacolare. I fratelli Coen non si smentiscono (quasi) mai. Grande rivelazione dell’accoppiata Clooney-Pitt. Li avevo lasciati (ed ampiamente abbandonati) ad Ocean’s Eleven, disprezzati via via più con tutti i successivi Ocean’s multiplo di 3, 4, 5, per poi ritrovarli in questo intelligente spy-movie alla Waiting for Godot. Teatro dell’assurdo, critica alla società dell’informazioni, trash tv e grottesque mescolati in un liquore di musiche suggestive ed allusive.

La frase centrale del film è quella pronunciata nel finale da un pezzo grosso della C.I.A.: “Cos’abbiamo imparato da tutto questo? A non ripeterlo più. Anche se non ho ancora capito cos’abbiamo fatto”. Sicuramente una denuncia dell’inutilità della CIA dopo la guerra fredda e alla società dell’estetica a tutti i costi (la miccia che accende la trama è una donna che vuole a tutti i costi sottoporsi a 4 chirugie estetiche). La vacuità della stessa trama denuncia la vacuità di valori, anche negli stessi stilemi di hollywood.

Ben fatto, 90 minuti ben spesi.

Giacchio-nove

Giacchio-nove

Giacchio-nove

“Una cosa positiva c’è, non ci sono più zanzare”.

E’ questa la frase centrale del libro che ho appena terminato – “Ghiaccio-nove” di Kurt Vonnegut (1963).

TRAMA: La storia di un giornalista che – nell’intento di scrivere cosa stessero facendo diversi personaggi illustri il giorno dello sgancio della bomba atomica su Hiroshima – s’imbatte nella famiglia dell’inventore della bomba stessa. Una famiglia in possesso di un’arma ben più potente della bomba H. Un potere che ognuno di loro avrà utilizzato in maniera differente, senza alcun rimorso. Il giornalista si ritroverà nella magnifica isola della Repubblica di San Lorenzo, dove tra scene spassose, fanatici di una religione basata su un libro di un certo Bakonon (l’incipit del libro è: “Tutte le verità che sto per dirvi sono spudorate menzogne”) ed esplosioni atomiche si consuma il finale poco atteso.

MIA PERSONALISSIMA INTERPRETAZIONE: Vonnegut critica fortemente la ricerca dell’aldilà o comunque di un aldifuori noi stessi; per cui, si abbatte contro qualsiasi pratica volta alla ricerca di qualcos’altro. Religioni, guerre, armi, scienza, nazionalismo, politica…sono tutti strumenti che assolvono questo insensato scopo. L’unica soluzione che lui intravede, infatti, è il ritorno all’uomo.

L’unica certezza è che nulla abbia un vero senso. Lo dimostra il titolo del libro in inglese “The Cat’s Cradle” – la cesta del gatto. Un gioco con cui il padre della bomba atomica si trastullava davanti ai suoi bambini. Ero un semplice intreccio di fili creato con le mani, che niente aveva a che vedere con un “cesta del gatto”. Perchè non c’era nè cesto, nè gatto. Era l’uomo a vederci qualcosa, perchè è l’uomo a creare senso dove il senso non esiste.

Grande Vonnegut.

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