Sant’Agostino e la Cristoforo Colombo

Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell’anima. Il passato non esiste, perchè non è più; il futuro non esiste, in quanto deve ancora essere; ed il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro“.

Io lo dico da sempre che Sant’Agostino è un grande. Non solo è stato il fondatore della dottrina cattolica (beccandosi la vita eterna per anzianità di servizio), ma è uno che se l’è spassata alla grande prima di darsi all’ascetismo. Ne Le Confessioni lui è lacerato tra due dilemmi: il cazzo (del suo miglior amico) o lo spirito (di dio). Nessun altro autore è così moderno, se escludiamo Pasolini o Rocco Siffredi nella sua recente biografia. Eppure quella citazione con cui ho iniziato il post è l’unica sulla quale potrei non concordare con Ago. O meglio, sul passato ed il futuro ci può anche stare, ma il presente, signori, il presente esiste soprattutto per chi guida a Roma.

Per chi non avesse mai guidato nella capitale, vi spiego la situazione in pochi semplici punti. I romani sono affetti da 3 sindromi croniche.

1. Vaticanite – ai SEMAFORI, la gente rallenta anche col verde, perchè si caga sotto che mentre passa diventa rosso. Col giallo non si passa: è il colore del vaticano e fa brutto superarlo.

2. Ambientalite: agli INCROCI il concetto di “passa chi ha la destra libera” è sostituito da “lascia passare tutti, ma proprio tutti – insetti compresi – e poi passa tu”. Saranno felici gli insetti, ma non chi di solito ama vederseli schiacciati sul finestrino.

3. Culoecamicite: davanti ai CAMION, un romano non sorpassa MAI; diventa culo e camicia fino a che il camion non lo abbandona. A quel punto cerca il prossimo camion da cui farsi proteggere. Oppure si ferma e butta sassi dai cavalcavia. Così perchè è imbronciato.

Credetemi. Quando guidi a Roma, il PRESENTE esiste e come. E vorresti che fosse già PASSATO quel coglione che ti fa ritardare all’appuntamento. Se Sant’Agostino avesse avuto la patente a Roma, avrebbe trasformato l’aforisma in:

“Il tempo non esiste, tranne che sulla Cristoforo Colombo; il passato non esiste, perchè già lo vedi dal retrovisore, il futuro non esiste, perchè lo devi ancora soprassare: il presente esiste perchè è l’attimo concreto tra lo sfanculare il passato e smadonnare per il prossimo da sorpassare

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Le sconnessioni di Adriano

 

Quando mi sono avvicinato a Le Memorie di Adriano (ed. Einaudi – pag. 333 – € 14,46 ) di Marguerite Yourcenar non ero molto convinto. I soliti libri degli anni 50, pomposi, melensi, retorici ed infine pallosi all’inverosimile. Inoltre, allo scritto non giovava l’aura di “magnifico, stupendo, meraviglioso” che tutti i miei amici gli avevano ricamato attorno. Gli stessi hanno detto che “3 metri sopra il cielo” di Moccia è capolavoro. Non solo: da più fronti, mi veniva disegnato come un libro cult del mondo gay: odio i libri di settore. Leggere un libro a tematica gay è come leggere un libro specializzato in meccanica: ti annoi dopo la 20sima volta che leggi “lubrificante”.

Premesse tutte le mie remore, il libro mi ha entusiasmato moltissimo. Certo, è decisamente ampolloso, in alcuni passaggi pesante e poco fluido, MA il bilancio complessivo è positivo. Gli amanti degli aforismi (io amo solo i miei, non quelli degli altri) ne avranno di cui spiattellare a cena per fare i radical-chic. Questo aspetto a parte, la Yourcenar dipinge un uomo modernissimo (forse troppo), un novello Sant’Agostino, dedito ad ogni tipo di piacere della vita. Solo che, a differenza del patrista, egli non si pentirà mai di averlo fatto. L’unico rimorso: non aver compreso fino in fondo il suo amato Antinoo, precursore del wildiano Dorian Gray.

Un libro da leggere, senza dubbio.

Un saluto,

Il SarcoTrafficante

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