Il centro del mondo. E dell’immondo.

Tempo fa mi sono imbattuto in un video molto suggestivo. Il concetto alla base era semplice: non sei il centro dell’universo, rilassati. E dovremmo ricordarcelo quando andiamo a 200km/h sull’autostrada quando stiamo facendo tardi a lavoro. Oppure quando ce la prendiamo a morte con il collega che non ha rispettato la scadenza.

Facile a dirsi, difficilissimo a farsi. Come fare a sopportare la mole di stress quotidiana senza attribuirsi un’importanza divina. E così facendo, si cade spesso nel ridicolo o nel criminale. Vorrei citare tre notizie recenti.

1. I vigili del fuoco di Roma scioperano il 31 dicembre per una norma del governo;

2. Una giovane “bocconiana” ustiona con l’acido il suo ex fidanzato;

3. Facchinetti twitta: “La canzone del Capitano” è ancora il singolo più venduto del XI secolo;

4. L’ex direttore del British Medical Journey: “bello morire di cancro”.

5. L’Istat ha lanciato il “contatore dei nomi”. Per dare al proprio figlio il nome più originale.

6. Madonna ha ritoccato la foto di Mandela e Luther King in stile cover del suo album.

7. Ad Ischia, hanno creato un parcheggio ad hoc per il prete.

I fatti sono apparentemente slegati, ma riflettiamoci meglio.

I vigili hanno protestato per una nuova norma che li obbliga ad aumentare la produttività se vogliono gli straordinari. Una norma assolutamente ragionevole, eppure si sono sentiti in dovere di protestare. In fondo, loro sono la mano armata della legge, il centro del mondo, senza di loro come si va avanti. Protestiamo! (E speriamo che davvero li licenzino tutti in tronco).

Non sappiamo cos’abbia mosso la giovane “bocconiana”, però mi fa pensare che i giornalisti ci tengano a sottolineare che venga da quell’Università. Quasi a dire implicitamente: NONOSTANTE abbia studiato lì, si comporta come qualsiasi altra matta schizopatica. La ragazza avrà pensato lo stesso. Sono bocconiana, sono al centro del mondo, fammi ammazzare il mio ex!

Immagino Facchinetti curvo sullo smartphone ad attendere la mezzanotte controllando le vendite dei suoi competitors con un bicchiere di prosecco in mano. Era lì nervosissimo, smadonnava contro Gigi D’Alessio su Canale 5 perché accelerasse il conto alla rovescia, mentre già pregustava di premere il tasto TWEET per dare al mondo la fondamentale notizia.

Non mi soffermo tanto sull’ex Direttore del British Medical Journal. Per me basta dire che era un medico. La Mafia Bianca. Nuovi sacerdoti della divinità Scienza. Quando nella migliore delle ipotesi sono troie delle case farmaceutiche. Ma ovviamente, anche loro si sentono al centro dell’universo. Soprattuto se salvano vite.

Un pensiero sul contatore di nomi va fatto. Di nomi osceni l’Italia ne è piena. Ora esiste un modo per moltiplicare questi casi umani. Ogni scarrafone è bella a mamma soia, è il centro del mondo. Ma a questo punto suggerisco l’ikea name generator. Almeno da adulto il ragazzo potrà essere montato in 5 minuti.

Last but not least, miss Veronica Ciccone aka Madonna ed il prete ischitano.

Un’artista è pagata per sentirsi al centro del mondo. Persino quando fa beneficienza, i poveri disgraziati devono ringraziarla davanti alle telecamere e prostrandosi a sua Maestà. Però poteva scomodare gente viva, e non morti non consenzienti. Va bene sentirsi regina dei vivi, ma poi non si lamenti se alcuni acidi la definiscono morta.

Perché mai un prete necessitava di un posto auto speciale? Nel caso ci fosse un’emergenza ostie? Per evitare di smadonnare per cercare parcheggio? Perché è più comodo avere un posto qui che uno in paradiso? Perché sono il clero crede di essere il centro del mondo e di poter fare quello che vuole? Perchè?

Ho preso casi estremi, in stupidità o gravità. Ma i giornali, ed i social sono pieni di esempi di questo centralismo ipertrofico. Potreste reperirne a decine ogni giorno. E tanto più siamo al centro, tanto più ci sentiamo soli. Esiste una sola soluzione a questa malattia: l’auto-ironia.

Vi invito a coltivarla con estrema cura, amici miei. Non vorrete finire come Facchinetti.

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Sparatorie e Democrazia

In Italia non esiste l’opposizione. Questa è una notizia davvero orrenda per un paese occidentale. Il PD rimane saldo al 41% mentre tutti gli altri si sfaldano. E così inizia la guerra a chi la spara più grossa.

Grillo, dall’alto della gru: “Usciamo dall’Euro, usciamo dal parlamento, portiamo l’Esercito da Renzi”; Alfano, dal basso del 3%: “Un matrimonio è tra uomo e donna. Annullate le trascrizioni dei matrimoni gay celebrati all’estero”; Salvini, dalla Terra di Mezzo dei Celti: “Dobbiamo recuperare i rapporti con la Russia. Via gli immigrati dal nostro territorio”; Berlusconi, Passera, Della Valle, dalla Terra di Nessuno: non pervenuti.

E poi ci si meraviglia se all’interno del PD ci sia una minoranza in opposizione a Renzi: MA MENO MALE.

Lo dice un Renziano convinto: quest’uomo non può e non deve fare tutto da solo. La Storia insegna che l’uomo solo al comando fa solo cappellate di dimensioni apocalittiche. Che ben vengano le opinioni contrarie, persino quelle di Civati. Che si apra il dialogo con il Parlamento, ma che sia contingentato e definito nel tempo, bruciamo i tavoli di discussione. Che si protesti, si scenda in piazza, è sacrosanto e fa bene al Paese, ma evitiamo scene da partito di lotta e di governo.

Non amo chi vuole cacciare dai partiti i cosiddetti dissidenti. Credo fortemente nel motto: “Impari più da chi ti contrasta che da chi ti approva”. Teniamolo sempre a mente prima di attaccare un rapper per un ritornello.

Quelle sono solo canzonette, noi evitiamo di prendere delle cantonate.

Sciopero, Show-pero e Shock-pero

L’ultimo grande caso di ripensamento aziendale e’ quello avvenuto ieri in France Telecom. La compagnia ha fermato i licenziamenti di massa a seguito della catena di suicidi (23, oltre a 11 tentativi falliti) messa in moto della ristrutturazione organizzativa. Ma anche in Italia, negli ultimi mesi abbiamo assistito a scioperi meno drammatici  ma decisamente spettacolari: quelli del Colosseo sono stati i primi a usare l’effetto sorpresa per guadagnare le prime pagine della stampa.

Lo sciopero diventa show-pero e, nei casi estremi, shock-pero. Perche’?

1) Nella societa’ mediatica esisti solo se appari in TV. Ne consegue che chi protesta deve saltare agli onori della cronaca per esistere ed ottenere risultati.

2) Il sistema mediatico non si occupa di ordinario, ma di straordinario. Ed uno sciopero classico non fa audience.

3) Il lavoro, ovvero l’offerta di tempo e capacita’ in cambio di un ricompenso economico, non ha dignita’ in quanto tale. L’acquisisce solo se e’ pubblicitariamente appetibile.

In questo scenario, e’ chiaro capire quanto sia necessario una revisione del sistema dei sindacati, del loro rapporto perso con i lavoratori, della concertazione sociale. Ma emerge anche l’assenza totale del lavoratore in politica. Tutti lo sventolano, ma nessuno lo tutela davvero. Chi lo dovrebbe fare, e’ troppo occupato nella logica delle primarie permanenti: i lavoratori diventano pane per riempire le loro bocche, ma non bocche da ascoltare.

Così il lavoratore del futuro potrà protestare solo se sponsorizzato e brandizzato. Ma per ora, non gli rimane che uccidersi, occupare monumenti o trasformarsi in attore: SIAMO TUTTI OPERAI DELLO SHARE. Ma nessuno sembra curarsene: meglio passare ai consigli per gli acquisti.

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