Una Repubblica Tecnocratica fondata sullo Spread

Art 1. L’Italia é una Repubblica Tecnocratica fondata sullo Spread. La sovranitá appartiene alle Banche, che la esercitano nelle forme e nei limiti del Financial Times.

Se scrivessimo un libro sull’Italia di questi mesi, questo sarebbe l’incipit adeguato. Badate bene: non sto accusando nessuno, sto solo descrivendo una situazione innegabile. I tecnocrati sono il sintomo di una malattia molto profonda: l’assenza della Politica, che ormai si limita a timbrare documenti decisi e redatti da altri.

Mi fa ridere tutta la storia delle primarie del Pd o del ritorno di Berlusconi. Chiunque vada al governo dovrá fare quanto decide il board della Bce. Che stila “memorandum”, o meglio, ordini ai Paesi che non rispettano le ferree logiche del liberismo rigorista della Bundesbank.

Il liberismo rigorista è una strana nuova ideologia capitalista, una sua aberrazione (come se il capitalismo in sé non fosse già abbastanza abberrante). Si basa su un assunto semplice: per crescere, bisogna prima di tutto mettere i conti a posto.

Un assurdo aritmetico e logico. Come chiedere ad una prostituta di aumentare il suo volume di affari facendosi infibulare. Scusate la crudezza, ma non trovo altra metafora per descrivere quest’assurditá.

Per creare crescita esiste un solo modo: aumentare la competivitá. Per farlo esistono due strade: o si sbaraglia la concorrenza con prezzi stracciati o lo si fa con servizi e innovazione inimitabili. Il primo cammino lo si persegue detassando fortemente il costo del lavoro, il secondo investendo in ricerca ed istruzione.

Si da il caso che entrambe le soluzioni intacchino il bilancio statale. La prima presuppone una drastica diminuzione delle entrate fiscali , la seconda un aumento considerevole di investimenti in ricerca ed istruzione.

Certo, l’Italia ha ulteriori difficoltà (corruzione, mafie, giustizia lenta, eccessiva burocrazia), ed é giusto intervenire ed insistere su quei punti. Ma non si puó pretendere di costruire una casa partendo dal tetto.

Non voglio scomodare Keynes, non ne sono minimamente degno. Ma queste idee sono sue, e sono di cinquant’anni fa. Incredibile quanto l’uomo non impari dal passato. Eppure, è l’unico modo per costruire il futuro.

Italia mia, Europa mia, sveglia!

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Ma chi spread ce lo fa fare?

La mia sensazione è la seguente: nessuno ci capisce una mazza sullo spread. A noi poveri cittadini ci stanno riempendo le palle da un anno con questa parolaccia; i politici se ne stanno riempendo la bocca, quando non è occupata a mangiarsi i nostri soldi, per giustificare ogni loro mefistofelica pensata del c***o. E fai la riforma delle pensioni. E poi la riforma del lavoro, e ora la spending review.

Ma almeno ‘sto spread è sceso? No, si alza sempre più! E allora chi è il Viagra dello spread? Dice un pó è l’Europa che non trova un accordo sull’unione politica, e un pó sono i dubbi su chi vincerà le elezioni nel 2013 in Italia. Ah mo’ questo è il motivo? Ma dico io: prima di fare tutte ste minchia di manovre, che tra un po mettono le accise pure sulla merda che facciamo, non potevano dircelo?

Signori miei, vorrei tanto lasciarvi con un messaggio di speranza. Ma vi do un consiglio: fate armi e bagagli per il Brasile. Tanto sesso, samba e soldi facili. E sticazzi il Colosseo e tutte le spending review di ‘sta ceppa!

Servivano le palle!

Lo dico da una vita. Il problema dell’Italia non sono lo spread, il debito pubblico, il pil calante, la disoccupazione crescente, la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, la malasanità, la casta politica, la corruzione, Barbara D’Urso, etc, etc. Questi sono solo sintomi di una malattia italiota, che in termini strettamente scentifici si definisce A-PALLIA, scarsità di gonadi, o volgarmente, MANCANZA DI PALLE.

Ma oggi è un grande giorno, signori miei. Oggi possiamo finalmente dire che abbiamo recuperato una quota consistente di scroto, grazie al combinato composto dei due SUPERMARIOs, Balotelli e Monti. Entrambi, contro il comune nemico germanico, si sono comportati da grandi detentori di palle. Il primo, sapendole maneggiare con spavalderia incassando una doppietta nel campo di calcio; il secondo, cacciandole testardamente al tavolo dei negoziati UE, strappando l’accordo anti-spread.

Il risultato è semplice. L’Italia va in finale: contro la Spagna, agli Europei 2012, e contro i mercati, a Piazza Affari (oggi lo spread è calato di ben SETTANTA punti, e la borsa cresce a ritmi cinesi).

Ora dobbiamo stare solo attenti a non abbassare la guardia. 

Abbiamo vinto solo la battaglia, e non la guerra.

Ma di una cosa siamo certo: L’ITALIA E’ TORNATA.

Il Premier Sticazzi

Ddl sviluppo si, ddl sviluppo no. Silvio: “non ho fretta, non ci sono i soldi, m’inventero’ qualcosa”. Dalle indiscrezioni sui giornali, pare pensi a liberalizzare le estetiste. Dopo il laser depilatorio regalato a Ruby, il premier e’ molto sensibile alle esigenze della categoria.

Peccato non abbia fretta, perche’ gli speculatori si, eccome. Abbiamo lo spread bpt-bund sempre più in rialzo, una produzione industriale che ristagna, la disoccupazione giovanile (al netto dell’estetiste) attorno al 30%, la povertà sale al 14%, e mezzo Paese in assetto di guerra civile. Manco io avrei fretta a pensarci bene.

Il nostro Premier pare applicare il rinomato “Metodo Sticazzi“. Una filosofia newage molto in voga ad Hollywood ed in Brianza. Funziona cosi’: davanti ad un problema, gira i tacchi (letteralmente nel caso di Silvio), e ripeti STICAZZI. Il problema sparira’ magicamente. Puff!

Anche io ho seguito il suo esempio. Ho provato a dire STICAZZI al mio datore di lavoro, al mio padrone di casa, al benzinaio e al supermercato. Ma mi hanno sonoramente mandato A FARE IN CULO. Che strano: io dico cazzo, loro rispondono culo. Questo paese e’ davvero confuso.

Meno male che Silvio c’e’…e STICAZZI!

Mercato si, Mercato no

Ieri Berlusconi ha parlato alle Camere, ma non ha detto un emerito cazzo. Un passo avanti: almeno non ha cercato di metterlo da nessuna parte. Da lui ci si aspettava che anticipasse la manovra del 2013, che annunciasse misure per la crescita e che si dimettesse. Non ha fatto nulla di tutto questo.

Il premier ha pero’ ricordato a tutti gli italiani di “essere in trincea”, perche’ e’ “imprenditore di tre aziende capitalizzate in borsa”. Ma come? Non aveva risolto il conflitto d’interessi affidando ad altri il suo impero? Non era un falso problema dei comunisti disfattisti ed anti-italiani?

Caro Alfano, lei ha perfettamente ragione quando dice che “i governi non li decidono i mercati”. Ci mancherebbe altro. Ma le faccio notare che lei e’ leader di un partito nato da un imprenditore (appunto!), organizzato come un’azienda, e che si fa vanto di essere liberale. Di che credibilita’ gode una maggioranza pro-mercati sfiduciata dai mercati?

Non solo. Segretario, i mercati prendono il sopravvento quando un governo non c’e’. Altrimenti, se ne stanno zitti e tranquilli in un angolo, come hanno fatto da qui a vent’anni. Nel PDL sarete onesti quanto le pare. Ma svegli non vi state proprio dimostrando di essere ai loro occhi.

Incrociamo le dita per stamattina. Quei cattivoni dei mercati potrebbero non credervi. E a quel punto, sono curioso di sapere cosa v’inventerete.

Ps degl’interventi delle opposizioni manco voglio parlare. Se Berlusconi poteva stare anche zitto, loro potevano evitare proprio di presentarsi in aula.

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