Charlie e boh!

Oggi Marine Le Pen e Matteo Salvini si stanno leccando i baffi. Perchè oggi il vero attentato è stato al buon senso, e non alla Francia. E quando il buon senso viene a mancare, i coglioni di tutto il mondo si uniscono attorno al cazzo più grande.

E’ chiaro pure ad un feto che questi terroristi c’entrano con l’islamismo quanto il ragù sulla cassata. Eppure, ora inizieranno le dietrologie razziste, le crociate isteriche da talk show, ed infine le rappresaglie contro le moschee.

I basterdelli terroristi ce l’hanno messa tutta.

Colpire il Paese più laico d’Europa, brandendo il Corano, è il modo più ingenuo per scatenare una guerra di civiltà. E se caschiamo in questa trappola, ci meritiamo di farci travolgere dal Medio-Evo dove questi sfigati con il fetish per le scarpe da ginnastica ci vogliono far piombare.

Dobbiamo difendere la libertà di espressione. Dobbiamo essere tutti estremisti della satira. Nessuna vignetta può essere considerata stupida. Nessuno può sentirsi immune dalle matite taglienti di un intellettuale. Nessuno, neanche un signore dalle strane relazioni con le montagne, o chi vive in un cubo nero.

La satira ci insegna l’ironia, ovvero il distacco. Ed è così che dobbiamo affrontare questa crisi. Il presidente francese, ormai meno popolare di una ragade, farà di tutto per capitalizzare su questa strage. Errore madornale.

La violenza seppelliamola con un sorriso. Perché solo dando importanza all’idiozia, la si rende epica. Ed allora sì che quelli di Charlie Hebdo saranno morti invano.

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La morte non e’ uguale. Non diciamoci cazzate.

Non amo la soppressione della liberta’ di espressione. Ma certe volte sono tentato di invocarla. Oggi sfogliando i principali quotidiani nazionali, accanto alla strage di 90 ragazzi norvegesi, apparivano necrologi affranti dal tono quasi epico per una drogata che avra’ pubblicato qualche disco. Tutto va bene, ma siamo ormai al limite del buon senso.

Ho perso un amico in Norvegia. Un ragazzo che come me credeva nel socialismo per cambiare il mondo. Passavamo ore la sera su Skype a discutere su quanto amassimo la nostra patria, delle soluzioni che avremmo voluto mettere in piedi se fossimo stati Primo Ministro. Lui era impegnato attivamente, io di meno, molto di meno. Eppure, la sera io respiravo politica grazie a lui. E mi sembrava di toccare la Norvegia con un dito.

A poche ore dalla sua morte, assurda, agghiacciante, ingiusta, vedo apparire la notizia della morte (suicidio) di Amy Winehouse. Diritto di cronaca, mi dico, e’ giusto che ci sia anche lei tra le notizie. Poi leggo il tono degli articoli e voglio vomitare all’istante. Veniva dipinta come un’eroina, quando con l’eroina lei aveva a che fare in tutt’altro senso.

E allora ti monta la rabbia piano piano. Possibile non riescano a capire che non e’ proprio il caso di trattarla in questi toni, in queste ore? Possibile che nessun direttore si sia opposto alla beatificazione di una cerebrolesa a fronte di un giorno di LUTTO GLOBALE come questo?

Mi tacceranno di moralismo. Mi diranno che la morte non ha graduatorie: e’ sempre orrenda. Si, e’ vero. Ma esiste, deve esistere, una differenza di giudizio tra chi la morte se la cerca per motivi assolutamente inutili, e chi invece l’ha subita per motivazioni ben più nobili.

Altrimenti, un cazzo e tutt’uno. Che cavolo viviamo a fare?

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