Gossip Girl – you know you love me

Niente è come una serie tv fatta bene! Devo ammettere la mia debolezza sin dal liceo – all’epoca, arrivai a non parlare con mia madre per 15 giorni, perchè non fece riparare l’antenna in tempo per vedere un episodio di Dawson’s creek. E non scherzo. Certo, lei non mi parlò per altrettanti giorni, perchè le avevo mangiato l’ultimo cannolo siciliano che si era nascosta nel frigo. Una famiglia tendente al silenzio punitivo la mia.

In ogni caso, torniamo alla serie in questione: Gossip Girl.

La storia è molto intricata, ma parla delle vicende di alcuni baldi giovani UpperEastSiders, ovvero, di figli di papà di New York. Ci sono tutte le carte in regola per farsi odiare e per dire: la solita solfa alla Beverly Hills,90210. No,e poi no. Questa serie è sostanzialmente un CRUEL INTENTIONS, allungato con THE OPPOSITE OF SEX e un pizzico di  SEX AND THE CITY. A volte fa ridere, a volte soprende, a volte fa incazzare, a volte non riesci a staccare gli occhi dallo schermo.

E’ davvero ben fatto, con twist narrativi inaspettati ed attori molto bravi. Consiglio la versione in lingua originale – ho resistito solo 10 minuti a quella italiana (al primo “bitch” doppiato in “perfida”, ho declinato l’invito al festival dell’ipocrisia nazional-lessicale).

Consigliatissimo dal Sarcotrafficante.

Virtual Reality

Stamane irrompe mia suocera in camera e ci dice: passate troppo tempo davanti il pc – tempo di affrontare la realtà là fuori. Bene, ha toccato un tasto dolente che vorrei affrontare in privato con voi, 18.000 e passa trafficanti.

Non ho mai amato la realtà – sin da piccolo. La prima primissima cosa che ho scritto s’intitolava proprio come questo post e parlava della mia difficoltà ad integrarmi nella realtà così come mi era propinata dagli occhi. Volevo vivere in un telefilm, senza problemi di emorroidi o psoriasi, senza turbe ormonali che non si risolvessero in epiche orgie nella villa di Santa Monica dei miei genitori.

Volevo non pensare all’ufficiale giudiziario che veniva a sequestrarci i mobili, ma preoccuparmi del dramma sociale di Kelly quando perse la verginità e tutti a scuola (a Beverly Hills) lo vennero a sapere. Oppure di quando Dawson non si scopò più la D&G (dolce e grigia) Katy Holmes ma la prorompente biondona che veniva da New York. Preferivo piangere per Rachel e Ross che mai riuscirono a stare insieme in Friends o della morte di un caro amico di Toni Soprano nell’ultima stagione.

Non sono mai stato un patito della realtà, e non credo lo sarò mai. Ci sono persone nate per sguazzarci nel mondo, io lo uso come punto di appoggio per volarci sopra. I bambini tendono a mostrare alla mamma le loro prime cacche nel cesso – io semplicemente invitavo la mia a sentire il suo soave odore e le strillavo dal bagno: “cosa ti fa venire in mente?” e lei: “la casa di campagna dove sono cresciuta”.

Non è la realtà ad essere magica, ma ciò a cui la spingiamo ad alludere.

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