America, (d)istruzioni per l’uso

Paul Watzalawick è stato un mentore per me, ne ho letto quasi tutti i libri di linguistica. E come saggista è ancora più piacevole. Dopo il successo che ottenne nel 1984 con “Istruzioni per rendersi infelici”, ha continuato con i suoi pensieri irriverenti sulla società moderna.

Il libro che vi propongo è “America, istruzioni per l’uso” (ed.Feltrinelli, pag. 119, € 6,50 ISBN 978-88-07-81536-2); guida pratica per chi stesse per intrapendere un viaggio negli States o semplicemente per chi abbia curiosità di sapere cosa accade dall’altre parte dell’Oceano. Per chi ci avesse già vissuto (come il sottoscritto), è piacevole vagare negli episodi grotteschi in cui si è incappati sicuramente durante la permanenza nel Nuovo Mondo.

Il libro si divide in 12 capitoli, uno per ogni aspetto della vita americana (aeroporto, la guida, la città, gli alberghi, denaro, la lingua, i media, poste e telefono, ristoranti e ospedali). Spassoso il capitolo sulla lingua americana – Watzlawick, da buon linguista, stocca affondi quasi acidi nei confronti degli americani: “Nessuno gli (all’americano, ndt) ha spiegato che la lingua è un’entità venerabile, un essere vivente naturale che può rapidamente degenerare e deperire se non viene curato […] la lingua per l’americano è un articolo di consumo, proprio come i fazzoletti di carta: può farci quello che vuole“.

Un piccolo saggio acuto e con tanti consigli (e battute!).

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Obama chiama mamma Biden

(Biden e la moglie, da giovani, incontrano il papa Telegenico)

Obama ha scelto il suo vice, è Joe Biden, capo della commissione affari estero della camera, femminista (è sua la prima firma sul Violence Against Woman Act ), cattolico.

Anziano (64 anni), con molta esperienza in politica interna ed esterna, Biden sembra la scelta ideale per colmare quelle mancanze professionali di cui McCain (ma anche la Clinton a suo tempo) accusa Barack Obama.

Insomma, con Joe Biden, Barack sembra ammettere di sentirsi in colpa per essere GIOVANE, NERO e NON CATTOLICO. E come se io avessi scelto Mia madre come vice, perchè mi sento in colpa di non andare mai a trovarla.

Sarà anche un’ottima mossa elettorale, ma una scelta politica molto povera.  Peraltro, la Clinton è incazzata come una iena per non essere neanche stata considerata; un clima non ideale per il convegno di Denver, dove Obama spera di uscire con un plebiscito.

Siamo ben lontanti dai sogni e dal “CHANGE” di cui Barack parla in ogni comizio.

Let’s wait and see.

trackback al post di Francalia.

Americana

USA. Duane “Dog” Chapman è protagonista di un reality show in cui arresta ogni tipo di deliquenti ogni settimana. E’ uno show che lo ho reso famossissimo in tutti gli USA. Il figlio di “Dog” aveva bisogno di soldi, e così passa ad un quotidiano americano una cassetta in cui ha registrato una telefonata con il padre. Nella conversazione, “Dog” cercava di spiegare al figlio perchè smettere di frequentare la sua attuale donna; purtroppo, “Dog” utilizza l’espressione “fottuta negra” 2 volte nella conversazione. Una volta che la cassetta è resa pubblica, si scatena il putiferio attorno a questo popolare personaggio (il suo costume è andato a ruba nell’ultima festa di Halloween, i bambini lo adorano). In pochi giorni, “Dog” è passato da eroe a fecca dell’umanità.

Vi scrivo dopo aver visto il Larry King Live show, dove “Dog” ha fatto un pubblico mea culpa (piangendo), ha ammesso di non essere razzista, e promesso di non usare più , testuale,: “The F word, The N word”, ovvero Fuck e Niger (fottiti e negro); Dog ora frequenta un corso per gestione della rabbia ed il suo show è stato momentaneamente sospeso e spera di potersi reintegrare al più presto nello showbiz.

Mi limito alla seguente riflessione:
peccato che Dog non sia nato in Italia;
ora sarebbe Ministro della solidarietà sociale;
O sindaco di Verona.

Guiness dei Primati

Non sono un esterofilo. Non sono uno di quelli che dicono che all’estero tutto è meglio. L’erba del vicino è sempre più verde, ma anche no. Eppure, che tristezza vedere come si sono svolte le primarie del partito democratico in italia rispetto a quelle del VERO partito democratico americano. Ci sono tante differenze, ma salta all’occhio il modo con cui viene trattato l’argomento dai media. Si è deciso di non fare campagna elettorale in TV, nessun dibattito televisivo. Ma bravi, che scelta coraggiosa, non c’è che dire. Intanto, se guardiamo al sito di un giornaletto qualsiasi, il new york times, il fatto che siano in corso diversi dibattiti tra i candidati al partito democratico permette un’analisi approfondita dei discorsi fatti tra gli stessi.

V’invito a visionare questo sito. Sono esterefatto. E da noi c’erano le domande di Ilvo Diamanti su La Repubblica.

Ma fateci il piacere. Le nostre si chiamavano Primarie perchè partecipavano dei Primati. Ri-di-co-li.

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