Motu proprio fetish

Tipicamente, dicesi di atto del Pontefice che ha effetto di legge immediato. Un modo chic per dire “o fate come dico io, o sono cazzi”. Ma dal Vaticano uno se lo aspetta, perché, al di lá delle simpatie forti che provo per Bergoglio, trattasi sempre di dittatura. Lo Stato Italiano non lo è, fino a prova contraria; eppure, i nostri parlamentari non se ne sono accorti. Non riescono a fare una legge che sia una dalle guerre puniche: le uniche che “ratificano” sono precettate dal Governo, o dalla Merkel o in ultima istanza, dalla Corte Costituzionale. La sentenza di ieri sul Porcellum è solo l’ultima di questi esempi.

Ma l’espressione Motu Proprio l’ha utilizzata anche il più famoso degli utilizzatori finali, mister Berlusconi. Ieri, alla presentazione dell’ennesimo libro-panettone di Vespa, ha dichiarato: “Non chiederó la grazia. Lo faccia Napolitano con motu proprio”. Mi sa che pure a Silvietto tocca ricordare che il Presidente della Repubblica non è il Papa, e la grazia la puó concedere solo a seguito di richiesta di familiari o legali del pregiudicato. Se nè Marina, Piersilvio, Barbara nè Ghedini vogliono, cazzo almeno prova con Dudù, no?

Strano paese l’Italia. Si dichiara democratico, ma è alla ricerca costante di un imperatore. Un pó come quelle persone che di giorno si vantano della loro indipendenza, e di notte si fanno schiavizzare a letto.

L’ho sempre detto. Viviamo in un’epoca fetish.

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Vespa, l’insetto

Serata finale Premio Letterario Campiello 2010. Conduce Bruno Vespa, che invita sul palco la scrittrice Silvia Avallone: “…e prego la regia d’inquadrare la sua strepitosa scollatura”. Imbarazzo tra il pubblico. Una figura barbina, per non dire, fecale.

Le reazioni all’episodio sono tantissime; le più significative sono state quelle di Gad Lerner e Michela Murgia (vincitrice del Campiello 2010). La controrisposta del giornalista non si è fatta attendere: “Alla Murgia un pò di humor non guasterebbe; e al libro di Lerner auguro di vendere almeno un terzo del mio”.

Ho atteso un pò di giorni per scrivere questo post: volevo evitare mie aggressioni truculente. Ma più ci penso, più i testicoli si animano di moti rotatori centrifughi.

La ragione è semplice. Vespa mi ricorda costantemente l’anormalità del nostro Paese. Perchè in Occidente, lui sarebbe già stato licenziato dal servizio pubblico (da noi, addirittura vogliono affidargli Sanremo) e nessun editore gli avrebbe mai pubblicato dei libri (definirli tali è già un grande sforzo d’immaginazione).

A ciò si aggiunge anche la risposta al querelle, in pieno stile “suocera inacidita”.

Le argomentazioni utilizzate sono la presunta invidia di Lerner e la “bachettonaggine” della Murgia. Vespa da giornalista saprà che attaccare la persona, e non i suoi pensieri, è indice di colpevolezza manifesta. Se poi tali attacchi sono retti da argomenti pretestuosi siamo di fronte ad inconfutabile pochezza di spirito. Che per un amicone del cardinal Bertone non è cosa da poco.

Badate bene: il comportamento di Vespa su quel palco è stato totalmente spontaneo; dubito ci sia stata volontà di offendere la Avallone. Ed è questa la punta massima di squallore: per Vespa è la norma predisporre del corpo delle donne come e quando gli pare. Questo sarebbe legittimo in Iran, dove le donne le uccidono con la leggerezza con cui si schiaccia un insetto.

Ma Caro Vespa, quì siamo in Italia. E l’unico insetto è proprio lei.

Ci riferiamo ovviamente al cognome.

Suvvia, non se la prenda: abbia anche lei un pò di senso dello humor!

Il Cavaliere ha fatto 13

L’onore ed il rispetto battono Berlusconi.

No, non siamo diventati un paese civile, perche’ “Onore e rispetto” e’ una fiction e non dei valori presenti nella politica italiana. Ed e’ una fiction che ha battuto Berlusconi nell’arena televisiva che contrapponeva un disgustoso monologo del premier (imbastito ad arte dal gran giullare di Sua Maesta’ Vespa) ad una fiction sulla rete principale del Premier stesso.

Raccogliere solo il 13% di share in prima serata per Porta a Porta e’ un flop enorme, perche’ si attesta di 4 punti sotto la sua media di prima serata e di ben 7 punti sotto la media di rete. Pare sia stato Vespa ad insistere per il prime time, perche’ Berlusconi preferiva di gran lunga la seconda serata. Ed ora il direttore della Rai Masi e’ nei guai, forse sara’ commissionato, non si sa.

Il premier migliore “da 150 anni“, il grande comunicatore, l’uomo della tv e del 30% alle elezioni non e’ abituato a perdere: e’ andato su tutte le furie. Ma perche’ ha perso?

E’ una semplice ragione di target: in prima serata c’e’ un pubblico più generalista, mentre in seconda e’ più specifico e colto. Gli argomenti trattati (il terremoto era un pretesto: la liberta’ di stampa era l’argomento principale) non erano adatti ad un audience abituata al delitto di Cogne, alla Sai l’ultima e a fiction melliflue e strappalacrime. Ed e’ per questa ragione che il Premier voleva la seconda serata.

Hegel diceva che ogni epoca storica cova in se’ il suo opposto, che un giorno prendera’ il sopravvento. Berlusconi non e’ di certo al tramonto, ma e’ ironico che si faccia battere da se stesso, dalla sua creatura commerciale.

Chi di conflitto d’interessi ferisce, magari un giorno ci perisce pure…e speriamo che avvenga presto. Perche’ tanto se aspettiamo l’opposizione, stiamo freschi.

Piroso contro tutti

Antonello Piroso

Antonello Piroso

Antonello Piroso, direttore del tg La 7, affonda stoccate a tutti i big dei talk show politici italiani. In ordine:

  1. Vespa: “Il suo programma lo dovrebbero chiamare Bocca a Bocca, perchè a volte sembra aver bisogno di una respriazione per andare avanti. E’ troppo vecchio”
  2. Mentana: “Le sue battute fanno ridere solo lui. Non è obbligatorio farne”
  3. Floris: “E’ bravo, ma il programma è un pò classico”

Già mi piaceva, ma ora scala rapidamente la classifica degli uomini cazzuti, piazzandosi a parimerito tra Lucia Annunziata e Rocco Siffredi.

——— aggiornamento delle 16.30

Rimangio tutto. Piroso si è scusato con Vespa. Ora si posiziona al fondo della classifica delle puttanelle del potere, tra Fabrizio del Noce e Aida Yespica.

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