Cambiare idea, senza cambiare Idee

Il fatto: alle scorse primarie scelsi Bersani, alle ultime ho votato Renzi. L’accusa: sei come una bandiera che gira dove soffia il vento. Al di lá che l’unica bandiera che conosco è l’alzabandiera (che giá tanti problemi mi crea la mattina), vorrei rispondere per punti.

1) Io ho SEMPRE votato PD. Non ho mai cambiato partito, a differenza di alcuni di voi che lo cambiano più spesso delle mutande (posto che lo facciate mai).

2) Io voto il curriculum, e non sull’astratto. Alle scorse primarie votai Bersani, perchè da ministro aveva fatto gli unici provvedimenti LIBERALI degli ultimi anni. Dopo la disfatta sul “governo del cambiamento”, ho scritto: si dimetta, ha sbagliato, la palla passi a Renzi che è arrivato secondo alle primarie (e lo dissi a malincuore).

3) Io sostengo chi fa i fatti, non la propaganda. Ho votato Renzi questa volta, perchè gli altri due erano espressione di un veterocomunismo che non mi apparteneva. Nutrivo sempre sospetti nei suoi confronti, ma dopo solo 40 giorni di segretariato ha fatto più cose lui che in ventanni tutti gli altri. Ovvio che faccio il tifo per lui!

In definitiva, miei cari amici, io non ho mai cambiato IDEE ed IDEALI: sono i portatori di quelle idee ad esser cambiati. Che dovrei fare? Votare per simpatia come fate voi?

Facciamo i seri, questa è Politica, non La Sai L’Ultima.

Peace and love.

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Basta insulti, che poca classe!

Siamo davvero ridotti male.

Stando ai commenti web riguardo la grave situazione di Bersani, il messaggio è chiaro: morisse lui e tutti i politici. La mia risposta è altrettanto netta: VERGOGNATEVI. Per caritá, capisco chi dice che ogni giorno le persone stanno male e non arrivano i giornali, ma da quì ad augurare la morte di una persona (qualsiasi) è ignobile, peraltro facendolo da un profilo facebook, senza prendersi un briciolo di responsabilitá.

Purtroppo, per quanto io sia allibito, non sono sorpreso. Non riuscire a separare il ruolo dalla persona è uno sport nazionale, tutto italiano. Lo vedo ogni giorno al lavoro. Se uno prende certe posizioni scomode, diventa automaticamente stronzo, coglione, e tutto il kit base del denigratore professionale. E parlo di sport, perchè negli ultimi venti anni l’agone politica ha assunto l’aspetto di tribuna allo stadio, dove opposte tifoserie si tirano molotov a vicenda.

Tutto inizia con Berlusconi e i comunisti. Segue con i democratici e Silvio-Belzebù. Termina con Grillo e chiunque non voti Grillo. Un’escalation che vede l’Italia con un primato di crescita mondiale: quella della gravitá dell’insulto. Sia in termini di oggetto (augurare la morte é il climax) che di soggetto (arrivato ormai al Presidente della Repubblica).

Sono amareggiato. E diciamolo, proprio incazzato. Sono stanco di questo clima da guerra civile permanente. Non ci ha portato a nessun risultato. Nessuno.

Spero davvero che questo 2014 metta a tacere questi rigurgiti fascistoidi. Non ne posso proprio più.

Colle di Bottiglia

Ricordiamoci tutti del discorso di re-insediamento di Napolitano. Sancisce l’avvio della nuova Repubblica Presidenziale Italiana. Dopo 70 anni dalla fine del fascismo, ritorna l’esigenza di una persona forte che prenda la Politica per le corna e la faccia rigare dritto.

Ma esistono dei piccoli dettagli che rendono la situazione completamente differente: la persona in questione è innamorata della democrazia e dello Stato Italiano (si è commosso varie volte durante il discorso), viene da una storia anti-fascista e partigiana, e soprattutto, non si è imposto agli altri: sono gli altri ad averne chiesto il ritorno faticoso nell’arena politica.

La rielezione di Napolitano sancisce il fallimento della politica, e anche del nuovo Parlamento, il più giovane d’Europa ed anche il più rinnovato nella storia repubblicana. A dimostrazione del fatto che il “nuovismo” non è garanzia di successo, ma solo fenomeno di facciata. Questa politica fallisce non solo perché non riesce a decidere nulla, ma perché è distante sideralmente da quest’uomo di 88 anni. Per forza, per amor di patria, per passione, per lungimiranza, per visione strategica.

Mentre Napolitano li sferzava duramente, loro applaudivano in preda ad un’estasi masochisto-trash alla “Cinquanta sfumature di grigio“. Nullafacenti, inutili, gerontofili e pure slave. Se questo Parlamento non dimostra la necessità di cambiare la legge elettorale SUBITO, non so davvero cos’altro lo possa fare. Dobbiamo poter scegliere i nostri candidati, altrimenti continueremo a far andar avanti gli amici dei segretari e degli (auto)reggenti.

Faccio i miei più cari auspici al Giorgione Nazionale. Sperando che non ci schiatti prima di portare a termine il settennato, gli do tutto il mio supporto morale. Dover aver a che fare con questa gente piccola piccola, deve distruggere lo stomaco di più di un’impepata di cozze andata a male.

Auguri Giorgiò!

Bersani must go home

Noi del PD siamo vecchi. Non ancora sepolti, ma godiamo nel vedere la bara aperta. Non mi spiego in altro modo la votazione dell’assemblea Pd di ieri sera. Il 67% dei grandi elettori hanno scelto Marini come candidato alla Presidenza della Repubblica. Subito si consuma il dramma, la perpetua cupio dividendi del centrosinistra italiano. I renziani (e non solo) protestano e minacciano di votare Rodotà, candidato M5S.

Il Pdl gongola, perché é stato Silvio a dare il beneplacido alla candidatura, dimostrando per l’ennesima volta il suo acume politico. Da questa operazione lui ne uscirá vincente da qualsiasi punto di vista: ai suoi deputati, potrá dire di aver imposto la linea al Pd; ai suoi elettorali si venderà come lo Statista che ha fatto andare avanti un avversario per senso di responsabilità. Ma gongola anche Beppe, che sfrutterà questa operazione come l’ennesimo giochetto della vecchia politica.

Bersani ha commesso un errore fatale. Non ha capito che è stato l’unico a pensare al candidato ideale, gli altri stavano facendo campagna elettorale. E sono riusciti pienamente a metterlo nel sacco, magari con la vana illusione che un Presidente PD favorirà la nascita di un governo di minoranza di centrosinostra. Quest’ultimo pensiero mi fa venire i brividi fino al culo.

Ho votato Bersani, ma dal giorno dopo la sconfitta, ho chiesto le sue dimissioni da segretario, come si sarebbe fatto in qualsiasi partito di una democrazia moderna, ma m’illudevo anche io: la nostra è solo un gerontocrazia. Che sotto le mentite spoglie della responsabilitá cerca solo la preservazione della (sua) specie.

Tristezza infinita.

Il Signore degli Anelli, Frodo, e i Dieci Saggi

L’Italia, dopo 17 anni in un film horror, ora è finita in un racconto fantasy. Ci sta il Signore degli Anelli, Napolitano, che dispensa il compito di fare un Governo prima all’inutile Frodo, Bersani, per poi affidarsi ai dieci saggi, che però nessuno s’incula di pezza. I partiti, ovvero le tribù della Terra di Mezzo, non li accettano e protestano vigorosamente dall’alto della loro totale nullafacenza (compreso il M5S, che pare sia andato al Parlamento solo per risparmiare sulla carta igienica e sulle Bic).

Tutto questo perché non siamo un Paese serio. Non siamo proprio un Paese. Siamo ancora allo stadio primordiale di “Francia o Spagna, purché si magna”. Il nostro orgoglio nazionale lo calpestiamo ogni giorno. Non ci sentiamo parte di una collettività: siamo solo un insieme di famiglie che devono convivere a malincuore nello stesso condominio. Queste divisioni ci uccidono, soprattutto in un momento storico dove l’unità sarebbe l’unica risposta possibile agli attacchi esterni.

Rifugiarci nel nostro “Piccolo Mondo Antico” non serve più. Nè ci garantirà prosperità il Masaniello di turno. Fa male dirlo, ma l’unica soluzione è che ci colonizzino i tedeschi. Sembrerà un estremo logico, ma non rimane altra scelta per questo chiassoso Paese in dismissione.

Un sabato italiano

Ieri è stata una giornata bellissima per l’Italia. Alle Camere sono echeggiati i discorsi dei nuovi Presidenti, Boldrini e Grasso. Parole come diritti, no alla violenza sulle donne, parlamento casa trasparente della buona politica, la difesa dei più deboli sono finalmente rientrate nei Palazzi del potere. E contemporaneamente, il neo Papa Francesco parlava con i giornalisti, faceva battute sul momento della sua elezione, spiegava che vuole “una Chiesa povera per i poveri” e finiva l’incontro benedicendo in silenzio per rispetto ai non credenti. Ieri mi sono commosso tanto, come non mi succedeva da tempo.

La bella politica, così come la bella fede, ti scuotono dentro come un terremoto. Ti impongono un rispetto, ed una reverenza verso chi le pratica. Ti spingono ad essere una persona migliore, ti ispirano nel tuo vivere quotidiano verso un futuro migliore e pieno di speranze. Vorrei che i prossimi giorni parlamentari siano guidati dallo stesso spirito. Vorrei che alle consultazioni con Napolitano tutti i partiti si comportassero con alto profilo istituzionale, e soprattutto, mossi dall’amore per il proprio paese, per la nazione e  per i più deboli. Vorrei che sentissero il peso sulle spalle di questa responsabilità, ma anche la gioia di portarlo con orgoglio e rispetto.

Noi italiani siamo capaci di grandi slanci, all’improvviso cogliendo tutti di sorpresa.

Che tutti i giorni siano come ieri. Ne abbiamo bisogno come il pane.

Tutto slogan e niente arrosto?

In rete gira un retroscena davvero grottesco: se fosse confermato, e se i neoeletti 5stelle si facessero influenzare dalle minacce, potremmo parlare di democrazia diretta nel movimento. Diretta da Casaleggio&Partners!

Non voglio fare l’uccello del malaugurio, però il M5S deve darsi una mossa. Possono sbraitare quanto gli pare che nel loro Non-Statuto siano previste Non-Alleanze su punti ben precisi del Non-Programma, ma siamo in Occidente, nel 2013, e non si governa una paese con un Non-Parlamento. A meno che non si voglia eleggere il Bianconiglio Presidente del Consiglio, e la Regina di Cuori Presidente della Repubblica.

Gli 8 punti di Bersani – per quanto tardivi ed espressi con la solita flemma di un malato oncologico terminale – sono un buon punto di partenza per dare la fiducia ad un “governo di scopo”. Espressione giornalistica orribile, perché ogni governo dovrebbe avere uno scopo, ma efficace. Se fossi un grillino sarei contento finalmente di mettere in pratica quello per cui lotto da anni, e odierei i mille bizantinismi in cui il movimento sembra essersi incartato. 

Quando la protesta diventa un pretesto per non prendersi responsabilità di governo, riecheggiano logore logiche di partito, dove si faceva un gran trambusto per niente. Non vorrà il freschissimo movimento cadere nel solito cliché del “tutto slogan, e niente arrosto”?

(Speriamo proprio di non dover dar ragione alle agenzie di rating, che hanno definito “inconcludenti” le nostre elezioni).

Nota: ieri sera ad “InOnda”, ho assistito ad una scena agghiacciante. Diretta dalla Bridgestone di Bari, quasi mille lavoratori a rischio. Ed in studio, il grillino cantava con la chitarra contro il sistema capitalistico ripetendo di non avere soluzioni per quegli operai. E via con il disco vendita dei vecchi partiti, bla bla bla. La politica è sangue e merda e non blog, ballate, e piazza san giovanni. Ora i grillini sono pagati dallo Stato (per quanto si riduranno gli stipendi): FACCIANO IL LAVORO PER CUI SONO PAGATI PURE DA ME, che non li ho votati. Altrimenti, A CASA.

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