Comu-anali 2013

Riepologo dei risultati del primo turno delle comunali. Vince l’astensione. PD in vantaggio dappertutto. PDL segue a ruota. Movimento 5 Stelle disintegrato. Poche, ma chiare lezioni.

1) Il PD vince quando vanno solo quelli del PD a votare. Sostanzialmente, sono state delle primarie data l’affluenza bassissima; 2) Il M5S lo si vota solo alle nazionali, perché poi alle comunali ci si caga sotto di mettere degli incompetenti (il che rivela molto di quanto pensiamo siano utili i Parlamenti);

3) Il PDL tutta questa rimonta non ce l’ha avuta, ma neanche un crollo (come uno penserebbe dato il suo leader accusato di frode fiscale); 4) I sondaggi ormai sono accurati quanto una rondine che fa la primavera; 5) Alemanno si fa di crack (si può mai dire che i romani non sono andati a votare per via del derby?)

Con queste elezioni, la situazione è esattamente uguale a quella di febbraio. Non si capisce proprio un cazzo. Anzi, quello si capisce, ed è diretto verso il nostro deretano.

PropaUganda – Bilancio da Repubblica delle Banane

Monti 2.0 – ormai il Prof twitta, blogga, prossimo passo: spogliarsi su Cam4.

Sul sito agenda-monti.it ha già pubblicato due post, e adesso ha usato anche il sito di palazzo Chigi per pubblicare il bilancio di un anno di governo. Dieci punti che a noi sembrano pura propaganda fallocratica: ce l’ho più grande di Bersani e Berlusconi messi assieme, votate me. Di quale credibilità può godere un bilancio redatto da chi è in campagna elettorale? Zero.

Inoltre, sfugge all’Esecutivo che mancano ancora all’appello ben 370 decreti attuativi, indispensabili perchè i loro provvedimenti prendano vita. Già, perchè casualmente le uniche leggi che sono passate subito sono quelle di aumento delle tasse, per le altre si è lasciato ampio spazio al Parlamento. Tradotto: ce ne laviamo le mani, ma se votate per Monti, porteremo a termine tutto. Stile istituzionale? Zero.

Entrando nel merito dei punti, ce ne sono solo due su cui mi trovo in piena sintonia: a. Godiamo di maggiore credibilità internazionale b. Lo spread si è quasi dimezzato. Non sono affatto un dettaglio: un anno fa, rischiavamo di esser commissiariati come la Grecia e di dover chiedere aiuti internazionali. E’ bene ricordarselo: senza il Governo Monti, avremmo avuto il Governo Merkel a quest’ora.

Detto ciò, sulla maggioranza degli altri punti sono TOTALMENTE in disaccordo, specialmente sulle politiche per i giovani – nello specifico: riforma del lavoro, riforma delle pensioni e semplificazione burocratica – e sulla riduzione del carico fiscale.

Riforma del lavoro. E’ una riforma a metà. Da un lato, si costringe le aziende ad assumere a tempo determinato, per eliminare contrattri co.co.pro e simili. Dall’altra, non si riduce il costo di tali contratti (mediamente superiori del 26% rispetto ai precedenti). Per cui, a parità di budget disponibili (nella migliore delle ipotesi), le aziende sono costrette a tagliare personale in via proporzionale a tale aumento di costo. Insomma, più giovani disoccupati.

Riforma delle pensioni. Qui non servono ragionamenti raffinati (che peraltro non sono il mio forte, si sa). Come si fa a dire che serve ai giovani, quando costringe i più anziani a rimenere alla scrivania fino a quando non ci rimettono le penne? Come aumentare il turnover aziendale se – non creandosi nuovi posti di lavoro per via di un’economia in declino – non si liberano posti occupati dalle vecchie generazioni?

Semplificazione burocratica. In particolare, la creazione del nuovo soggetto giuridico, la cosiddetta “Srl semplificata”: si apre con un solo click, al costo di 1€. Peccato che per aprire un’impresa servono prestiti che le banche si guardano bene dal concedere ai giovani – senza contare che, se ci riesci, ti trovi a pagare l’IVA dal primo mese che fatturi (che mai coincide con il mese che incassi).

Un’ultimo punto del decalogo – che riguarda tutti – mi fa andare in bestia: “L’obiettivo è di ridurre di un punto la pressione fiscale“. Da quest’anno accadrà esattamente il contrario: la pressione fiscale aumenterà di mezzo punto (previsioni del governo stesso: dal 44,7% al 45,3%) grazie alla Tares e all’ulteriore aumento dell’Iva dal 21% al 22%. Di cosa stiamo parlando, Professore?

Ma sarò onesto con voi. Da un governo di vecchi burocrati non potevamo aspettarci niente di diverso. Ora tocca alla politica, quella vera. Ed in questo momento l’unico partito credibile, senza padroni nè sudditi, è il PD guidato da Bersani. Con le primarie per il candidato premier a Novembre, e quelle dei candidati a fine anno, il partito ha dimostrato di avere i coglioni per stare tra la gente e mettersi in gioco.

Non sarà la panacea a tutti i mali, ma se gli verrà garantita governabilità sia in Camera che al Senato, potrà davvero (e paradossalmente) portare a termine il programma inziale di Monti: equità, crescita e rigore. I professori si mettano da parte adesso.

Cambia tutto per non cambiare niente

Monti sarà il candidato dei centristi, il Centro-tavola. Ma chi gliel’ha fatto fare? Questa lista unica al Senato e multipla alla Camera é giá un guazzabuglio indecifrabile. Tanto é che il Prof, da furbacchione doroteo, ha giá assunto Bondi come esaminatore di candidati puliti, o Walker Texas Ranger. Mistero sul come fará le sue valutazioni: non esiste uno zozzometro su internet.

Berlusconi é incazzatissimo, le sue truccatrici sono ricorse ad elastici più resistenti del solito per non fargli cadere la faccia. 1) Doveva andare al Tg1 per un’intervista evento, ma é sfumata per via dell’inaspettata conferenza stampa del Prof – che sferra un colpo mediatico-politico di grande livello. 2) Dovrà corrispondere alla Lario 100mila euro al giorno per la separazione. A quante Olgettine dovrá rinunciare ora?

Il Pd si smarca da questo casino, oggi ci sono le primarie dei candidati – le prime nella storia italiana, ed anche le meno seguite della storia mondiale. Persino La Repubblica le piazza a pagina 10, al fianco di una notizia sui pensionati. Il messaggio va piazzato vicino al target di riferimento.

Bersani chiede a Monti chiarezza sul posizionamento della sua lista. Come se non fosse giá chiara la sua vocazione all’intra-chiappam degli italiani – lo dimostra il beneplacito della Cei che di culi se ne intende alla grande. Rimangono al palo – per rimanere in metafora – Pdl, Grillo, Lega e gli Arancioni (Ingroia).

Il prossimo parlamento? Non ci si capirà un cazzo. Cambia tutto, per non cambiare niente. La nostra vera unica specialità.

Time Machine

Riassunto delle puntate precedenti.

Berlusconi ari-scende in campo. Che fosse il camposanto stavolta. Bossi ari-parla di secessione. Di se stesso con il resto del pianeta. Il PD si ari-litiga sui PACS, ari-scrive un programma chilometrico, e si ari-allea con l’estrema sinistra.

Stavolta si chiamerà “Polo della Speranza”. Io speriamo che me la cavo. L’UDC ari-dice che le coppie gay sono incivili. Invece sposarsi dieci volte è cool, Perfi. Di Pietro ari-sbraita contro il Governo ed il Presidente Napolitano. Davvero, qualcuno gli dia un tavor a quest’uomo.

La nostra politica è come una puntata di Beautiful: sono passati 30 anni, ma Brooke si tromba sempre Ridge alle spalle di Taylor, che si consola con Erik, che si scopa una 20enne a caso, facendo incazzare Stefanie, che se la prende con Brooke. Sempre a lei torna il cetriolo.

Le stesse identiche scene(ggiate) del 1994, del 1996, del 2011, del 2006 e del 2008. Che, peraltro, si sa pure come andrà a finire. L’alleanza PD-SEL-UDC vincerà le elezioni. Dopo 2 giorni, al primo rutto del Vaticano, Casini si pecorizzerà, facendo cadere il governo.

A quel punto, arriverà il Salvatore, l’Unto del Signore. Stavolta non sarà Berlusconi, ma un altro pagliaccio, Beppe Grillo. L’Italia uscirà dall’Euro, andremo in default, i medicinali ce li pagheremo prostituendoci, e Grillo ci guarderà beatamente dal suo yacht a largo delle Cayman.

Eh già, noi italiani siamo proprio come Brooke. Quanto ce piace il centriolo!

The time is NOW!

Signore e signori, oggi e’ un giorno storico. Finalmente, dopo 17 anni di potere incontrastato, Silvio Rubacuori ha dichiarato a La Repubblica di non volersi candidare per il 2013. Ed aggiunge: “me ne andrei anche ora…”. Ma che aspetti, simpatico vecchietto dalla prostata arzilla? Noi non ci offendiamo mica!

Fa impressione sentirgli dire: “Che i giovani avanzino, Angelino sara’ il premier”. Primo, perche’ Angelino sta ad un giovane come Cicciolina sta ad una vergine. Secondo, perche’ pensarlo premier mi fa sorridere. Dopo il puttaniere, l’usciere di Palazzo Grazioli.

Se la sinistra (SI-NI-STRA, basta co’ sto Centro Trattino!) riuscira’ a perdere pure contro di lui, il Tapiro d’Oro lo inseriamo nel sederino di D’Alema, che noi ci siamo stufati di prenderlo al suo posto. Si assumessero le responsabilita’, ed anche il cetriolo, per una volta.

Scherzi a parte, la sinistra deve stare attenta. Il Terzo Pol(l)o, non appena sara’ smammato il vecchio, tornera’ ad allearsi con la Destra (loro il Centro Trattino l’hanno abbandonato da quando Pisapia ruba le auto). E stando ai sondaggi attuali, significherebbe una sconfitta certa.

Adesso capiamo cosa abbia detto Silvio a Di Pietro pochi giorni fa. E per questo, Sant’Antonio dal Sacro Trattore ha fatto la svolta moderata da un giorno all’altro. Io pensavo fosse solo indigestione da latte di capra, ma Totonno si sta preparando al Post-Berluscazz. Furbo lui.

Ora mancano all’appello le due commari, Bersani e Vendola. Sembrano Sandra e Raimondo. Appena uno dichiara A, l’altro s’incazza come una iena checchina isterica, e l’altro deve ritrattare subito. Basta! Se non fate più sesso, non riversate i problemi della coppia sul lavoro, e sugli italiani!

Tempo di compattarsi, di trovare un programma serio (ah ah ah) di governo, ed un leader credibile e forte eletto con le Primarie. Ormai ho le mandibole stanche come una pornostar a furia di dirlo. Quindi, PROCEDETE subito all’immissione di palle nella vostra politica.

Perche’ Berlusconi non e’ più una scusa per non fare un emerito cazzo. SVEGLIATEVI, oppure, FATEVI DA PARTE!

Un Leader SUBITO!

Chi di giustizia ferisce, di giustizia perisce. Berlusconi ha voluto buttare le amministrative sulla magistratura comunista, anziche’ parlare dei problemi dei cittadini? Ora si trova contro un magistrato di sinistra a Napoli (De Magistris), ed un avvocato comunista (Pisapia) a Milano. E’ il caso di dirlo: esiste una giustizia divina.

La Lega e’ irrequieta, stare con il Cav non paga più, tanto da perdere ben 4 punti rispetto all’elezioni dell’anno passato. Pidielle o PERDIelle? Questo e’ il dilemma per l’establishment padano, che ieri ha rilasciato poche stitiche dichiarazioni.

Il centrosinistra ha vinto a Torino e Bologna, e va al ballottaggio a Napoli e Milano. Su quest’ultima va spesa una parola: l’opposizione non ripeta l’errore di Roma 2008. Adagiandosi sugli allori della vittoria al primo turno di Rutelli, lasciarono poi vincere la destra della paura e delle donne violentate di Alemanno.

Quale fu il loro errore? Fingersi quello che non sono, seguire l’avversario sul suo campo, risultando credibili solo ai polli con l’aviaria. Rutelli ando’ in tv a dire che avrebbe munito tutte le donne romane di un braccialetto radio SOS: un collare per cani.

L’errore lo ripetevano gia’ ieri: da Vespa, Enrico Letta si affannava nel sostenere che Pisapia e’ il vero moderato, non la Moratti. Ma Pisapia ha vinto, proprio perche’ non rientra in quelle categorie da Seconda Repubblica che tanto piacciono agli spin doctors PD e PDL. Riformisti e moderati? Morti e sepolti, mettetevelo in testa.

Tutti parlano di “grande sorpresa” a Milano per la vittoria del vendoliano Pisapia. Più o meno la stessa sorpresa che accompagna ogni vittoria di Nichi. Sarebbe il caso di prender atto che l’uomo funziona, che la sua narrazione sconfigge quella berlusconiana e quella democratica. Cari amici PD, non c’e’ nulla di cui vergognarsi se avete bisogno di lui per vincere.

Milano non e’ l’Italia. Ma puo’ fornirci l’ennesimo modello che il centrosinistra potra’ decidere di snobbare o meno. Un candidato forte, “da sfondamento”, con idee anche radicali, supportato da tutte le forze di centrosinistra vince, perche’ risulta credibile all’elettorato. Tornare indietro non si puo’. E al diavolo il Terzo Polo: quelli sono i Tre Polli! Corteggiarli significa perder tempo con la cessa della classe, che se la tira pure.

Il dado e’ tratto. E se il PD non lo capira’ neanche stavolta, consegneremo l’Italia ad una destra massimalista, scillipotiana, santancheiana, e sallustiana. E allora altro che riformismo: tutti al riformatorio meriterete di andare.

Chi teme Vendola?

Sgombriamo il campo da equivoci: non credo che Vendola sia pronto per vincere il centro-destra, non ancora. Ma davanti a se’ ha ben tre anni per provare a convincerci del contrario, e noi tifiamo per lui. I motivi sono formali e sostanziali allo stesso tempo.

1) Linguaggio. Nichi ha capito che senza un nuovo codice della sinistra non si arriva da nessuna parte. “La poesia e’ nei fatti” recitava la sua campagna elettorale; e lo ha dimostrato facendo nascere più di 300 “Fabbriche di nichi” in giro per l’Italia. A meta’ strada tra un think tank e una scuola di partito, sono il vero motore del carisma di Vendola. La parola d’ordine: cooperazione, e non competizione.

2) Lavoro. Vendola insiste e persiste sull’equazione lavoro=liberta’ che con il racconto berlusconiano si e’ andato perdendo. Bisogna recuperare il valore del lavoro come superiore manifestazione dell’opera umana, e non come infima comparsa del teatro umano.

3) Bellezza. Riconoscere il valore economico che il territorio italiano esprime e’ un passaggio fondamentale della discorso vendoliano. Non bisogna rifugiarsi nel mito industriale, ma concentrarsi sull’estetica del cibo, del buon vivere, dell’arte, dell’enogastronomia per rilanciare lo sviluppo del Bel Paese.

Nichi e’ scomodo alla nomenclatura asfittica della sinistra. Perche’ rompe tutti gli schemi fighetti in cui il PD sguazza. Non ha vergogna di essere “un po’ comunista”; sfrutta il sistema mediatico tradizionale con disinvoltura e quello di internet con destrezza obamiana; e’ meridionale senza complessi di inferiorita’; batte il PD alle primarie; omosessuale dichiarato, ma non sputtanato; viene apprezzato sia da Confindustria che dagli operai; parla ai moderati, senza esserne lo zerbino.

Per tutti questi motivi, Nichi Vendola fa paura a tutti. La sua sfida sara’ concretizzare la sua “poesia” in “fatti”, come ha gia’ saputo fare nella sua Puglia. Ci riuscira’ su scala nazionale? Per ora, un in bocca a lupo. E speriamo tu non faccia la fine di Veltroni – che con le sue “vision”, “mission” e “loft” ci ha portati nel baratro della rivisitazione moderna dello champagne socialism.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: