Milk – latte per il cuore

Non sopporto i film a tematica omosessuale – mi deprimono e mi fanno incazzare allo stesso tempo. Lo stesso effetto che mi fa Paola Perego, insomma. Eppure, il film su Harvey Milk, con Sean Penn – regia di Gus Van Sant andava visto. Non foss’altro perchè tutti mi chiederanno un’opinione al riguardo. (Chissà perchè a me chiedono sempre cosa ne pensi di ogni devianza sessuale e umana esista. No, ragazzi, non lo so se la De Filippi davvero si scopa la Barale!).

Detto ciò, il film è semplicemente ed inequivocabilmente magnifico. Sarà uno Sean Penn divino nella sua interpretazione – manco Rupert Everett riuscirebbe a fare una checca in maniera così poco macchiettistica. Sarà una ricostruzione storica ed una fotografia da neorealismo italiano. Sarà che la storia di Milk somiglia spaventosamente a quella di Obama – in termini di primo politico di rilievo non bianco, protestante, eterosessuale e mangiapatatine da sofà. Sarà che avevo una fame da pazzi e dovevo convincere il mio stomaco che valeva la pena attendere ben 2 ore prima inforcare un tacchino di 2 kg.

Oltre al film, il vero spettacolo era il pubblico in una sala ultragremita. Un fritto misto di etero, gay, bianchi, neri, cinesi etc etc. Sembra giochi senza frontiere – e non parlo del noto film porno.

Un film da vedere soprattutto a chi dà per scontato la libertà e diritti umani.

Siamo tutti ROM

Lo ammetto: l’unico ROM che porterei a casa è il CD. La gente ROM non la sopporto a causa della loro cultura del cazzo dove la donna deve lavorare mentre l’uomo deve stare a cazzeggiare tutto il giorno con gli altri uomini (con relativi dubbi di attività edonistico-ludiche-onanistiche di massa). Eppure stamane in metro c’erano questo padre ed il figlio – o presunto tale – che suonavano tutti i classici di Frank Sinatra. Il bimbo aveva un voce pazzesca – e sorrideva, sorrideva. Era contento, ballava, ed il padre sembrava vivere di una leggerezza di riflesso.

In quel momento, l’illuminazione: non sopporto i ROM perchè fanno la vita che io non ho le palle di fare. Senza responsabilità, cantando e ballando tutto il giorno, facendomi mantenere dalla pena degli altri..insomma, le comunità ROM sono come  “Amici” di Maria de Filippi.

Altro che odio etnico, è invidia pura e dura!

E qualcosa mi dice che non sono il solo….

La sincronicità o della sfiga tecnologica

“La sincronicità è un termine introdotto da Carl Jung nel 1950 per descrivere una connessione fra eventi, psichici o oggettivi, che avvengono in modo sincrono, cioè nello stesso tempo, e tra i quali non vi è una relazione di causa-effetto ma una evidente comunanza di significato. La sincronicità è relativa quindi alle “coincidenze significative” (da Wikipedia)

Cosa pensereste se allo stesso tempo:

  1. Vi si rompesse il pc del lavoro
  2. Vi si rompesse il pc personale
  3. S’impalasse l’Ipod
  4. Vi bloccassero il vostro dominio personale
  5. Vi promuovessero aumentandoti il carico di lavoro (da fare al PC)

Come leggete, Jung aveva una risposta a questa mia domanda: le chiamava “sincronicità” – e per uno che credeva nell’anima del mondo, dove tutto aveva un senso, è pure una bella cosa. Ma per uno che in questa stronzate ci crede zero, si chiama solo fottuta sfiga. E del peggior tipo: quella tecnologica. Infatti, mi si è sempre capitato (ma anche ad amici e partner) che quando si rompeva un cellulare, seguiva a ruota l’ipod ed il pc. Come se ci fosse una sorta di sindacato del microchip che tutto ad un tratto ti si rivolta contro. Ed allora, scende il dramma più totale – perchè nulla si può per risolvere la situazione.

Se credessi nelle sincronicità, direi che l’anima mundi mi sta comunicando chiaramente di andare a vivere in Thailandia, aprendo una simpatica impresa che con la tecnologia ha poco a che fare..credo mi orienterei verso il turismo sessuale.  Il sesso non s’inceppa mai. (Anche se prenderei solo maggiorenni e consenzienti, sia chiaro! Non si scherza con il turismo sessuale – altrimenti mi trovo la Brambilla a rompermi le balle).

Insomma, tutto questo per chiarire il perchè della mia prolungata assenza, che termina oggi*. Intanto il mondo è cambiato: Obama è stato incoronato reginetta di bellezza del regno dei fast food (e ha già chiuso Guantanamo e aperto i fondi pro-aborto), il federalismo è stato votato ad ampia maggioranza della camera a gas, a Gaza si sono fermati i bombardamenti di testosteroni israeliani contro gli ovuli palestinesi (ma l’Annunziata ha lanciato i suoi contro Santoro in diretta TV), e la Gelmini ha comunicato sul suo canale di porntube le materie della seconda prova dell’esame di frigidità.

Tante cose, tanti avvenimenti in così pochi giorni. Mi siete mancati tutti.

*Sto ancora risolvendo i problemi con il server per ripristinare ilsarcotrafficante.net, ma è questione di giorni.

YouPope

La notizia sul canale che Ratzinger pubblicherà presto su Youtube mi ha leggermente destabilizzato. Sarà la pasta e fagioli di mia madre (ogni volta che torno a Napoli, mi fa pagare il fatto di essermene fuggito di casa a 18 anni), oppure la puzza di spazzatura che emana ogni lato della strada, oppure il fatto di non stare con il mio amore stasera. Boh.

Però perchè tutti i dementi sentono l’esigenza di aprire un canale su youtube? E prima Mastella, poi Brunetta, poi la Gelmini ed ora la Papessa. Da quando questi personaggi più vecchi del cucco hanno pensato che diventare 2.0 li faccia sembrare più cool?

Me l’immagino già i fottuti papa-boys masturbarsi sui video della loro eroina vestita d’ermellino. Scusate, vado a vomitare…la mia fantasia è andata decisamente oltre.

Campagna a favore della Masturbazione

Nella mia famiglia, c’è sempre stata una grande avversità verso i drogati. Eppure, i miei familiari si facevano tutti: chi di cibo, chi di sigarette, chi di funzioni religiose, chi di televisione, chi di videogame, chi di invidia, chi di gossip. Io ho avuto sempre e solo tre droghe: l’orgasmo, la nutella e lo sport. E ben consapevole della mia totale dipendenza da questi elementi, mai mi sono permesso di giudicare chiunque altro.

Le droghe non sono molto diverse dalle piccole abitudini quotidiane – ed elevarle a male assoluto della società le fa apparire solo più cool e trasgressive a chi le usa. Ho sempre pensato che un sega dava molto più sballo di una pasticca; così un giorno, pronto a qualsiasi cosa pur di provare la mia teoria, ne presi una. L’effetto fu assolutamente deludente: i miei amici vedevano mostri, io pensavo alle azioni che dovevo vendere il giorno dopo. La mia teoria confermata a pieno.

Per cui, vi dico a pieni polmoni digitali

NON FATEVI CON LA DROGA – FATEVI CON LA MANO
* o fatevela dare – sarete sorpresi da quanta gente si trovi disposta a farlo!

Un matrimonio all’inglese – la recensione

Ammetto una mia debolezza: quando in un film si combinano una serie di elementi (protagonista femminile esaltante, una protagonista sola contro tutti, ed un tono ironico della narrazione) io sono già in fibrillazione per andarlo a vedere. Non ne vado fiero, però ci sono cose peggiori – per esempio, votare PD.

Detto ciò, ieri ho visto il film “Matrimonio all’inglese“, tratto dal romanzo EASY VIRTUE*** di Janice Kaiser, con protagonista la stupenda, meravigliosa, bravissima, eccelsa, divina Jessica Biel. Una storia apparentemente classica (una bella americana avventuriera sposa un ricco giovanotto inglese, la cui famiglia farà di tutto per liberarlo da una donna così poco ortodossa) nasconde un intreccio di gag ed equivoci esilaranti e spassosi.

La pecca ed il pregio della pellicola è proprio Jessica Biel, il cui personaggio è l’unico ad essere tratteggiato con cura e dovizia – gli altri sono caricaturali, macchiette messe lì a farle da scenografia. Sicuramente i dialoghi sono serrati, ironici, taglienti come una slapstick commedy, però non abbastanza da spaesare lo spettatore che ha molto tempo per pensare ad altro in lunghi momenti di pausa narrativa. Altra pecca è la colonna sonora: onnipresente. In sottofondo, un fastidioso ronzio di trombe jazz che cercano di impartire un ritmo frenetico ad una trama che di frenetico ha ben poco.

In conclusione, da vedere se amate Jessica o se amate gli scontri di civiltà (USA vs UK) o se adorate il sarcasmo o se siete gay. Altri si astengano dalla visione senza rimorsi.

***questo libro è fottutamente introvabile in italia!!!

Ma lo sapranno che sono in strada (e non nel loro cesso)?

Oggi ho voluto intentare un esperimento antropologico. L’obiettivo era chiaro: quante persone mi verranno addosso, dal percorso che va da casa alla metro (circa 600 metri), se io proseguo dritto senza evitare nessuno? E quante persone si sposteranno al mio passaggio, invece? Risultato: 5 si sono spostate, 12 mi sono venute addosso (ma io li ho sbattuti per l’aria).

So che vi state chiedendo perchè l’abbia fatto. E vi rispondo con una citazione di Pessoa tanto cara a Jmarx:  “Nessuno ammette realmente l’esistenza degli altri”. E quale banco di prova migliore se non l’affollatissima e commercialissima via Appia a Roma?

Il risultato parla chiaro: il 70% degli esseri umani si comporta esattamente come descrive Pessoa – o detta più trivialmente, la maggior parte degli umani cammina per strada come se vagasse piacevolmente nel proprio cesso. Totalmente noncurante degli altri.

Non so quale sia la morale (o se ci sia proprio una), ma dall’esperimento sono uscito con una certezza: che goduria sbattere la gente per l’aria!

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