I love shopping – recensione

C’erano tutti i presupposti perchè questo film mi piacesse: MODA, NEW YORK, CARTE DI CREDITO, CONSUMISMO, COLONNA SONORA DI MACY GRAY. Ho costretto il mio amore a venire con me, ieri mattina alle 8.30 avevo già acquistato i biglietti su internet e ho a usato l’arma del ricatto: “Non vorrai mica farmi buttare i soldi?”. Mi sono ridotto al più bieco dei comportamenti pur di vedere questa pellicola. Per cui, capirete bene le mie aspettative a che livelli stessero.

Premesso ciò, la trama del film la potete leggere dovunque nel web, io vi propino la mia critica acidil-salicinica.

Trama: assolutamente sciapa, inutile, insensata, banale e terribilmente noiosa.

Dialoghi: li definirei piuttosto monosillabi sparsi a caso

Vestiti (l’unico motivo per cui uno va a vederlo): pacchiani, grotteschi, da provincialotti del Midwest.

Colonna sonora: si sentiva a malapena – se solo avessero alzato un pò il volume!

Attori: decisamente divertente l’attrice, Isla Fischer, l’unica a far ridere con le sue gag alla Bridget Jones; il resto del cast totalmente insulso.

Insomma, alla fine dei 90 minuti di pellicola, rileggi la locandina e dici: You love shopping? Ma ‘sti gran c….!

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Sono bravo con la lingua

Stupiti per un titolo così smaccatamente lolitesco? Era l’unico per descrivere una mia qualità – forse l’unica che davvero mi riconosco da sempre. La mia capacità di apprendere le lingue straniere in poco tempo. Certo, non mi sono mai cimentato con lingue con altri alfabeti ma fortunatamente quelli che le parlano sono ancora considerati inferiori negli ambienti che frequento – per cui, non ci faccio caso.

Ho iniziato da piccolissimo con l’italiano – perchè in famiglia si parlava solo napoletano ed ebraico (il primo nella routine, ed il secondo nei furiosi litigi etnici tra mia madre e sua sorella convertita al cattolicesimo più pizzicagnolesco ci sia). Il risultato: quando parlavo, non mi capiva nessuno – perchè avevo un accento misto tra un vucumprà, Netanyahu e Gigi D’Alessio. A scuola i compagni mi prendevano in giro e le maestre mi punivano severamente. Ho imparato l’italiano principalmente per mandare a fare in culo entrambi.

Siccome a 10 già sapevo tre lingue (italiano, napoletano ed ebraico – quest’ultimo lo capivo ma non lo parlavo), mi dissi: perchè non imparare l’inglese? Così iniziai a vedere sempre film in lingua originale (esistevano le cassette della DeAgostini all’epoca) con sottotitoli in italiano – un doppio sforzo per me. Ricordo che m’incazzai con l’edicolante: ma perchè non ce l’hai con i sottotitoli in napoletano? Eppure, mi arresi all’evidente debolezza della mia causa. L’inglese fu una grande avventura, mi piacque subito per la sua velocità ed il suo suono. All’inizio avevo lo stesso accento da troia di Los Angeles di Julia Roberts (avevo visto la cassetta di Pretty Woman circa 22mila volte). Oppure adorai il vocabolario:  bastavano 10 parole  ripetute in ordine diverso e potevo già comporre il discorso d’insediamento alla Casa Bianca.

Devo ringraziare l’inglese se sono andato via di casa tanto presto. Però poi sono finito a lavorare e studiare in Spagna – e così dovetti imparare sia spagnolo che catalano (vivevo a Barcellona – e lì gli esami si fanno in catalano). Del secondo m’innamorai a primo orecchio, del primo non mi sono mai innamorato. Lo spagnolo è sostanzialmente così: prendi l’italiano, decurtane la grammatica di qualsiasi regola grammaticale che la rende una lingua stupendamente complessa, aggiungi una S e arrolla la lingua in quantità industriale (come faceva Britney Spears di “Hit me one more time”, quando diceva “Loneliness”) ed il gioco è fatto.

Ed infine, l’ultimo grande amore: il francese. Ho iniziato a studiarlo due settimane fa – la trovo la lingua più complessa che abbia affrontato fino ad ora. Certo, rimango ancora perplesso per l’uso spropositato che fanno dei suoni nasali – mi stupisce l’immagine di una nazione che parla tutta come se si fosse beccata un raffreddore cronico. Oppure, se vedo un notiziario su internet, continua una vocetta interiore: “Minchia, che lingua da frocette passive”. Eppure, mi piace la sfida: è una lingua complessa come l’italiano, non mi serve ad una mazza (in francia o in congo difficilmente andrò a vivere) e mi tiene occupato il cervello.

Vediamo come va a finire. Magari mi scasso le balle, o forse no.

Modus Scioperandi

Ora si sono inventati lo “sciopero virtuale”. Funziona così:

Se lavori nei trasporti pubblici, puoi dire che sei in sciopero, però devi andare a lavorare lo stesso.

Cornuto e mazziato, diciamo noi. Praticamente, vuole che lo sciopero diventi un moto interiore dello spirito, quasi simile ad un sospiro o ad un rutto. Come se il governo stesse dicendo alle prostitute: voi dovete farvi inculare a pagamento, ma senza prendere una lira. Un’inculata virtuale, insomma. Ed è plausibile una proposta così se formulata dall’uomo che ama fare grande annunci, e poi…si riduce a quello.

Io ce lo vedo Trotsky a fare la rivoluzione degli operai, restando alla catena di montaggio.

Ma quelli erano altri tempi, avete ragione.

La principessa, il personal trainer e le donne (single) con cervello

Sono un grande fan del femminismo. Anzi, direi che sono l’unico uomo femminista al mondo. Detto questo, credo che il femminismo abbia fottuto le donne a pieno – più di una mandria di negroni. Vediamo le più diffuse convinzioni che questa ideologia postmoderna ha iniettato nelle vene femminili. Premetto che quelle a seguire sono tutte generalizzazioni, e come tali vanno prese. Però il succo della realtà rimane intatto.

1. Uomo e donna sono uguali.

Se i sessi fossero stati uguali, allora perchè la selezione naturale non avrebbe fatto evolvere gli ermafroditi? Uomo e donna sono NECESSARIAMENTE differenti, e fisicamente e mentalmente. L’uomo è più forte, e la donna è più debole; l’uomo non sopporta il dolore, la donna quasi ci gode (è inutile negarlo, dai); l’uomo sa fare una sola cosa alla volta, la donna ne fanno 65; l’uomo lascia la tavoletta del cesso aperta, la donna la va a chiudere, e così via.

2. La donna deve essere indipendente dall’uomo, perchè ha gli strumenti per farcela da sola.

Vero, verissimo: la donna POTENZIALMENTE può mantenersi da sola, avere un cervello, usarlo pure, ma poi cosa succede? Le conviene davvero utilizzare il cervello? Tutte le donne con il cervello che conosco sono SOLE e SINGLE – quelle poche che sono riuscite ad avere un uomo ne hanno trovato uno remissivo e slave. Ricordo un episodio di Sex And The City in cui Miranda era impegnata in uno speed date. Fino quando diceva di essere avvocato, nessuno se la filava, ma appena iniziava a dire di essere hostess di aereo – PAM, un uomo tutto per lei. E’ così, ragazze, se volete un uomo vero dovete mentire e dire che volete fare le veline. STOP THINKING.

3. La donna può fare politica.

Certo, può farla se proprio vuole. Ma qual è la sua fine? Questo è un corollario del punto 2. Le donne in politica diventano o supermaschi con le tette o superlolite con il cazzo. Esempi del primo tipo sono la Clinton, la Merkel, la Bindi, Luxuria (che aveva perso i tratti maschili di nascita, ma li ha riguadagnati in politica! meglio di casablanca ‘sto Parlamento);  esempi del secondo tipo sono la Brambilla, la Gelmini, la Prestigiacomo, etc. Volete spaziare da Luxuria alla Brambilla? FATE PURE!

4. La donna non deve accettare di essere l’oggetto sessuale dei maschi.

E’ l’ultima grande stronzata del femminismo – ed è quella che più di altre  ha distrutto le donne. Perchè? Perchè le ha private dell’unica grande arma in loro dotazione, l’unica in grado di distruggere REALMENTE gli uomini e renderli SCHIAVI ASSOLUTI: il SESSO. La donna può ottenere ciò che vuole facendo la troietta che la fa odorare e mai la da. E nessun MASTER IN BUSINESS ADMINISTRATION sarà mai più potente di un REGGICALZE con clip motrice. L’uomo si lascia tentare pure da un gatto che gli struscia la gamba – immaginate un reggiseno che s’intravede da un tailleur cosa può provocare. L’uomo non avrà MAI uno strumento simile nelle sue mani, e quando ce l’ha (ma è raro, prendete il recente caso della principessa Vittoria di Svezia ed il suo personal trainer), si comporta esattamente come Lolita, ovvero una femmina. Ci sarà un motivo?

In definitiva,

non è un caso che la maggior parte delle femministe fossero lesbiche incallite. Il femminismo era una buona scusa, travestita da causa politica, per rimorchiare povere etero che – una volta abbandonate dai loro uomini in quanto femministe frigide – non gli rimaneva che la conversione al clitoride perenne.

NON FATEVI INGANNARE, donne!

FATE LE VELINE, NON FATE LA GUERRA!

Nudo integrale ai cereali

Purtroppo non seguo il Grande Fratello – da quando sono diventato adulto (ovvero, recludo tutte le gioie della vita nel week end, giustificando tale comportamento con una sedicente superiorità d’impulsi ed interessi), non vedo più i reality show. E lo ammetto: mi mancano, molto. Mi è sempre piaciuto sapere cosa fosse passato per la testa di tanti italiani che incontravo in metro, al bar ed altri ameni luoghi pubblici. Non avendo mai seguito il calcio, i reality mi diedero finalmente un argomento di discussione con le masse plebee che mi circondavano.

Ma i reality che vedevo io era un’altra storia. Trash, voyeuristici, gossippari e tammari, ma mai e poi mai vergognosi, indecenti, nauseanti e totalmente senza senso. Leggo su LiberoNotizie di un certo Paolo, idraulico-modello (questo binomio è già degno di nota transgenica), che si è spogliato e ha minacciato di cagare in giardino per protestare contro degl’inquilini del GF che giocavano a palla e lo disturbavano. A parte la maniera decisamente originale di protestare – un enorme sciopero della CGIL a culo di fuori sarebbe un bel colpo d’occhio..e di stomaco – il povero Paolo mi sembra l’emblema dell’Italia pecoreccia che si è via via creata a causa dei diversi realities; una rincorsa ad infinitum a chi è il più isterico, pazzo, zoologico, deviato, vuoto, arrivista, grottesque e freak.

Mi sento un vecchio saggio della montagna a parlare così – e la cosa mi fa snervare ancora di più. Ma insomma, a che punto siamo arrivati se anche io – PROPRIO IO, il re del moralismo relativo – devo fare il Ratzinger della situazione? Siamo proprio alla frutta, ragazzi. Ormai per fare audience sarebbero disposti pure ad impalare Paola Perego in diretta. Ok, forse in questo caso non sarei tanto incazzato, ma il senso è sempre quello.

Carta Bianca

Sanremo è finito, la De Filippi ha ottenuto quello che voleva: un enorme spot per AMICI. Di fatti, ha vinto il suo protetto Marco Carta con una canzone che non è melensa – ma solo vomitevolmente sanremese. In finale, ci sono andati anche Povia (l’uomo che sputa nel piatto dove ha mangiato, inveendo contro i gay) e Sal Da Vinci (l’uomo che se chiudi gli occhi sembra Gigi D’Alessio in versione ancor più tamarra – non c’è mai fondo in questo cose).

La De Filippi ormai non si controlla più: la sua anima da master incallita è venuta tutta fuori con un vestito Givenchy stile drag queen del Muccassassina. Ha detto di essere emozionata, ma a me è sembrato che fosse inamovibile come quando fa le televendite della comodissima ed iperautomatizzata poltrona Roberta. Ma come dargli torto? Sanremo è un enorme e lunghissima settimana dedicata allo stesso pubblico della poltrona Roberta.

E poi Bonolis, l’unico che poteva liberarci definitivamente da Sanremo (Del Noce aveva detto che questa sarebbe stata la sua ultima possibilità) ed ha fallito. Ci toccherà sorbircelo ancora per molto molto molto tempo. Cosa s’inventeranno l’anno prossimo? Povia che canta LUCA ERA GAY E PURE IO ME LO SONO FATTO? Mastella che farà la madrina della serata insieme a Luxuria? Paola e Chiara che si leccano reciprocamente mentre toccano il culo a Malgioglio? Iva Zanicchi che prende a mazzate Roberto Benigni con una fiorentina da 2kg? Marco Masini che minaccia il suicidio ingoiando il microfono in diretta? I lavoratori della FIAT impegnati in un duetto con la Marcegaglia?

Tutto è concesso, perchè SANREMO E’ SANREMO.

( ‘tacci loro )

Il prossimo non-leader del PD

Vorrei affrontare seriamente la questione del nuovo leader del PD.

Prima di tutto, si potrà chiamare davvero leader? Se guardo il sondaggio di Repubblica.it, vedo ben 20 possibili candidati (e Franceschini – reggente più probabile fino alle prossime primarie – ha solo l’1% dei consensi). Adoro la democrazia, ma non credete che VENTI FOTTUTISSIMI CANDIDATI siano leggermente troppo DEMOCRATICI? E se dovesse uscirne fuori uno solo, come governerebbe? Dovrebbe armarsi di DTT per scacciare gl’insetti e sanguisughe che attenteranno alla sua carica.

Seconda questione: pensano davvero che la gente andrà a votare alle primarie come 2 anni fa? Pensano che nessuno sia rimasto deluso dalla loro totale ed incomprensibile non-presa di posizione su ogni faccenda sia saltata agli onori della cronaca? Mia nonna ha delle idee decisamente più chiare di questi sedicenti politicanti. E comunque, se un leader votato da 4 milioni di persone non è riuscito ad imporsi, come potrebbe pretenderlo chiunque lo segua?

Terza questione: se la massima espressione del Partito democratico in crisi è Franceschini, non oso immaginare cosa produranno in tempi di pace. Franceschini è l’equivalente di un aborto per un leader – è morto prima di nascere.

Neanche stavolta voterò, ho lo stomaco davvero troppo delicato. Ma non si meravigliassero se Di Pietro aumenterà ancora di più la sua percentuale di consensi. Perchè il PD – anche se non ama dirselo – necessita esattamente di un Di Pietro e non dell’ennesima copia protoforme di Berlusconi in versione light/loft/cool/trendy/blair-anni-90.

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